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ICARETE, regioni a confronto sull'emergenza infezioni contratte in ospedale

Massimo Andreoni

33.000 in Europa di cui 11.000 in Italia sono i casi di morte legati alle infezioni correlate all'assistenza. A Roma, il focus sulla lotta in un convegno a cura di Motore Sanità

Maria Rita Montebelli
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12 incontri regionali per mettere a confronto i massimi esperti in tema di infezioni resistenti indicate dall'OMS come potenziale prima causa di morte nel 2050 sono al centro del Progetto ICARETE, realizzato con il contributo non condizionante di MENARINI. Le Infezioni Correlate all'Assistenza (ICA) sono infezioni che possono essere acquisite durante il ricovero o in altri contesti sanitari simili. Purtroppo, continuano a crescere in quasi tutti i Paesi Europei, con un incremento medio annuo del 5 per cento. In Italia si contano tra 450-700 mila infezioni in pazienti ricoverati in ospedale, con un risultato che è fra i peggiori d'Europa. Roma, 23 gennaio 2020 – In Italia si stimano circa 10.000 casi di decessi all'anno per infezioni resistenti ai comuni antibiotici, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. Per far fronte a questo scenario preoccupante nel 2017 il Ministero della Salute ha pubblicato il Piano Nazionale di Contrasto dell'Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020, fissando il percorso che le istituzioni nazionali, regionali e locali, devono compiere per un miglior controllo delle infezioni. Esiste, però, una notevole variabilità tra regioni nelle modalità di attuazione dei programmi di sorveglianza e controllo di questo fenomeno. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre a promuovere la corretta aderenza alle norme igieniche preventive stabilite, ha enfatizzato qualche giorno fa la necessità di sviluppare nuovi antibiotici, che possano venire utilizzati appropriatamente per far fronte ad un fenomeno che porterà nel 2050 a percentuali di mortalità elevatissime, specialmente tra i pazienti più fragili, e stimate essere superiori a quelle legate alle malattie oncologiche. D'altro canto dai dati del progetto EPICENTRO dell'ISS si evince che le infezioni prevenibili sono meno della metà, e circa il 30 per cento delle morti sarebbero prevenibili con l'utilizzo adeguato dei nuovi antibiotici. Le istituzioni Mondiali stanno cercando di agevolare le attività di ricerca di nuovi antibiotici, creando anche partnership pubblico/privato. Molto potrebbe essere fatto con le nuove terapie antibiotiche, rendendole disponibili ai pazienti sia a livello Nazionale che regionale-locale, secondo le indicazioni appropriate. In Europa, ogni anno si verificano più di 33.000 decessi come diretta conseguenza delle infezioni da batteri resistenti agli antibiotici. Oggi un terzo dei decessi in Europa si verificano in Italia, dove ogni anno muoiono circa 10.000 persone. Sempre in Italia è stato stimato che il 5 per cento dei pazienti ospedalizzati contrae una infezione durante il ricovero e che il 7/9 per cento di tutti i pazienti ricoverati risulta infetto. “L'European Center for Diseases Prevention and Control in una ispezione fatta nel nostro paese nel 2017 ha concluso che in Italia esiste una condizione iper-endemica di enterobatteri multi-resistenti che, nonostante le azioni preventive messe in campo negli ultimi anni, non sembra essere sotto controllo. I pazienti più a rischio sono rappresentati dalle categorie più fragili, come i trapiantati, i malati oncologici e quelli curati nei reparti di rianimazione. La conseguenza, il costo in termini di vite umane e di risorse ospedaliere è elevatissimo e svilisce gli sforzi ed i traguardi raggiunti in altri campi della medicina, influenzandone fortemente i risultati nella pratica clinica.  – ha dichiarato ha dichiarato Massimo Andreoni, Direttore Malattie Infettive Policlinico Tor Vergata di Roma  - È di questi giorni una dichiarazione dei vertici OMS, che indica come sia fondamentale concentrare gli investimenti pubblici e privati sullo sviluppo di antibiotici efficaci perché stiamo esaurendo tutte le opzioni utili. Questa affermazione, oltre ad avere una enorme rilevanza in termini di sanità pubblica, pone rilevanti problemi in termini di costi: infatti, la banca mondiale ha calcolato che l'antibiotico-resistenza costerà all'Italia 13 miliardi di dollari da qui al 2050 con un impatto economico che potrebbe avere ripercussioni più pesanti della crisi finanziaria del 2008-2009. In questo scenario è indispensabile un intervento immediato di politiche che prevedano l'attuazione di strategie sull'uso appropriato degli antibiotici, finalizzate anche a garantire l'accesso più rapido di nuovi farmaci salvavita in grado di contrastare l'antibioticoresistenza consentendo un utilizzo appropriato dei nuovi farmaci nei pazienti più critici con infezioni da germi multi resistenti, con un corretto posizionamento all'interno dei protocolli di trattamento, rispondendo così all'allarmante scenario epidemiologico italiano. Il nostro piano nazionale per fronteggiare l'emergenza è un piano isorisorse e qualcosa si può fare, ma purtroppo non tutto. Inoltre, l'emergere di nuovi farmaci influisce anche sul costo, perché evidentemente la ricerca è esosa e i farmaci hanno un prezzo eccessivo per poter essere immessi in mercato. Sugli antibiotici è complesso percorrere la strada del farmaco ‘innovativo' o del farmaco ‘orfano' per l'immissione in mercato. Se deve essere un escamotage, ben venga ma sarebbe preferibile una presa di coscienza delle istituzioni sulla necessità di creare dei fondi ad hoc per attuare la somministrazione di questi farmaci. Altro argomento è l'antibiotico-terapia che ha bisogno di personale specifico. Il medico generalista che somministra gli antibiotici è assolutamente comprensibile, ma come in altre branche della medicina anche in questo caso sarebbe ottimale optare per ottenere personale specializzato e ultra-specializzato (infettivologi) in caso di infezioni gravi”. Al riguardo, Claudio Zanon, Direttore Scientifico Motore Sanità ha aggiunto: “Il problema dei super batteri resistenti alle terapie disponibili è emerso nella sua estrema gravità, è necessario incentivare la ricerca farmaceutica di nuovi e più efficaci antibiotici ed è auspicabile che si apra un dialogo fra aziende produttrici ed agenzie regolatorie nazionali e regionali per stabilire nuovi percorsi dedicati per la cura dei nostri pazienti, in linea con le azioni intraprese a livello mondiale”. (CRISTINA SAJA)

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