Cerca

L'esperienza

Trasfusioni, parla il chirurgo Samuel Mancuso: "Perché a volte evitarle è meglio"

17 Aprile 2019

0
Trasfusioni, parla il chirurgo Samuel Mancuso: "Perché a volte evitarle è meglio"

Chi parla è il dottor Samuel Mancuso, cardiochirurgo al Maria Pia Hospital di Torino.

Quando si parla di rifiuto delle trasfusioni di sangue si pensa sempre ai testimoni di Geova: è corretto?
«No, in tutto il mondo sempre più pazienti rifiutano trasfusioni a motivo dei risultati clinici, indipendentemente dalle convinzioni religiose: i pazienti non trasfusi e trattati con un adeguato protocollo si riprendono più in fretta e hanno meno complicanze postoperatorie. L' American Association of Blood Banks nel suo editoriale di gennaio dedicato al Patient Blood Management ha pubblicamente ringraziato la comunità americana dei Testimoni di Geova per aver focalizzato l' attenzione dei medici di tutto il mondo sulla qualità dei protocolli di risparmio del sangue, oggi a beneficio di tutti i pazienti con marcato miglioramento dei risultati clinici. Negli ultimi anni sono i pazienti più informati, e non solo i Testimoni di Geova, a scegliere i protocolli bloodless, soprattutto all' estero; anche in Italia iniziano ora a venire da noi pazienti che dicono: «Io non sono Testimone di Geova, ma non voglio le trasfusioni...».

Quindi i protocolli bloodless in cardiochirurgia sono utili per tutti i pazienti?
«Da decenni è risaputo che il numero di trasfusioni è un indicatore di qualità in chirurgia, nel senso che meno si trasfonde, più alta è la qualità della chirurgia del centro. È un film già visto in diversi centri a elevato volume di pazienti JW (Testimoni di Geova, ndr): i medici si accorgono che vengono meno al principio di uguaglianza delle cure, perché ai JW riservano un protocollo qualitativamente migliore e con risultati sovrapponibili o superiori rispetto ai pazienti in generale, e quindi finiscono per applicare gli stessi principi a tutti i pazienti. È così in Australia, a Barcellona o a Houston, dov' è nata la cardiochirurgia e dove è stata pubblicata negli anni '70 la prima esperienza scientifica bloodless da Denton Cooley».
Si dice spesso che questo può essere valido per gli interventi programmati, ma non per le urgenze, quando non trasfondere sembra impossibile...
«Come dice un caro collega che stimo e apprezzo molto, «non esistono cose impossibili, esistono sfide». Ciò che si riteneva impossibile dieci anni fa in medicina oggi potrebbe essere routine. La letteratura pubblica da anni lavori in cui si evidenzia che la mortalità dei pazienti JW in urgenza in centri qualificati è alta tanto quanto quella dei pazienti in urgenza sottoposti a trasfusione, anche nei politraumatizzati. Lo stesso, dice la letteratura, vale per i pazienti JW sottoposti a trapianto d' organo con protocollo bloodless».

di Steno Sari

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Liliana Segre, a Milano la marcia di solidarietà dei sindaci: "L'odio non ha futuro"

Matteo Salvini, messaggio ai giallorossi: "Il mio obiettivo è tornare al governo"
Zingaretti, l'amara ammissione sulla verifica di governo: "Dobbiamo ridare la fiducia agli italiani"
Mes, Giuseppe Conte: "Non temo il confronto con il Parlamento"

media