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Parla l'esperto

Ivo Beverina: "Esistono molte tecniche per evitare le trasfusioni di sangue"

17 Aprile 2019

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Ivo Beverina

Qualche domanda al dottor Ivo Beverina, responsabile Unità Operativa Semplice "Centro Trasfusionale" dell' ASST Ovest Milanese.

Com' è cambiato negli anni l' impego delle trasfusioni di sangue e perché?
«L' approccio che dovrebbe essere adottato al fine di ottimizzare la risorsa sangue prende il nome di "Patient Blood Management", termine intraducibile in italiano, che identifica una serie di modalità operative da impiegare in un' ottica multidisciplinare, multiprofessionale e centrata sui bisogni del singolo paziente».

Quali sono le raccomandazioni del ministero e del suo ospedale sull' utilizzo della risorsa sangue?
«Già da anni attuiamo una politica di ottimizzazione della terapia trasfusionale secondo linee guida internazionali. Per fare due esempi, tale modalità ha portato a una riduzione della trasfusione di plasma dell' 85.8% nel corso di 13 anni e di circa 1000 unità di sangue nel 2018 rispetto all' anno precedente. Come trasfusionisti, il nostro compito è quello educazionale nei confronti dei colleghi, spesso arroccati su vecchie convinzioni, ma spesso altrettanto pronti a modificare il proprio comportamento di fronte alle evidenze scientifiche. Ma sbaglieremmo se pensassimo di metterci in cattedra: è dal confronto reciproco su esperienze, dubbi e problemi che può nascere una politica trasfusionale condivisa e proficua per il paziente».

Quali sono e quanto sono efficaci le strategie alternative alle emotrasfusioni?
«Noi medici abbiamo a disposizione molti mezzi per evitare la trasfusione di sangue, in particolar modo in ambito chirurgico, ma non solo. Almeno la metà delle anemie nei nostri pazienti dipende da carenza di ferro, situazione facilmente correggibile ma rispetto alla quale esiste scarsa consapevolezza negli stessie medici. E ancora, esistono farmaci che sono in grado di ridurre le perdite intraoperatorie riducendo le probabilità trasfusionali; in molti casi è possibile recuperare e reinfondere il sangue perso dal paziente nel corso dell' intervento chirurgico o nel periodo post-operatorio. Insomma, le frecce al nostro arco non sono poche: si tratta di utilizzarle con criterio».

«Ciò che di interessante è emerso dagli ultimi studi è che in molte situazioni la trasfusione non migliora la prognosi, ma la stessa rimane invariata o anzi in alcuni casi peggiora. È ciò che ad esempio accade nella chirurgia cardiaca dove sembrerebbe che, a parità di altre variabili, la trasfusione sia correlata a un aumento di mortalità e complicanze. Dato confermato da studi su pazienti che rifiutano la trasfusione per motivi religiosi, ottimo "banco di prova" per valutare l' efficacia delle alternative alla trasfusione e per dimostrare che anche alcune situazioni critiche posso essere affrontate senza ricorrervi».

di Steno Sari

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