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Coronavirus, vino in quarantena: colesterolo, cuore, depressione e ansia? Gli effetti sulla salute

Alessandro Gonzato
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A un certo punto qualcuno deve aver pensato che l'unico modo per capire le supercazzole serali del Conte Giuseppi fosse quello di farsi un bicchiere, magari due, ché il vino stimola l'immaginazione. Ne è servita e ne servirà ancora parecchia. Altri, durante la quarantena, hanno bevuto per farsi coraggio, e d'altronde con Giggino ministro degli Esteri e (poca) Speranza alla Salute ce ne vuole in abbondanza, Covid o non Covid. L'altro giorno, quando la titolare dell'Istruzione Azzolina ha dichiarato che «lo studente non è un imbuto da riempire di conoscenze» - un imbuto da riempire, ministro dell'Istruzione - la tentazione di riattaccarsi alla bottiglia è stata forte. Tutti, durante gli arresti domiciliari supervisionati da Rocco del Grande Fratello, hanno avuto un buon motivo per bere. Il vino, si sa, assunto nelle giuste dosi è un toccasana. Può servire a controllare i problemi di obesità frenando l'accumulo di grassi nel fegato, consente di tenere basso il livello di glicemia nel sangue, è in grado di aiutare chi ha problemi di colesterolo, previene malattie cardiovascolari. Se non si esagera, e il rischio è che qualcuno dalle parti di Palazzo Chigi l'abbia fatto, fa bene al corpo ma anche allo spirito. I dati della grande distribuzione dicono che i consumi sono cresciuti del 6-7%.

 

 

 

Gli psicologi - E gli psicologici, che ultimamente di sicuro ci azzeccano più dei virologi, evidenziano che il mosto d'uva fermentato ha salvato dalla depressione metà degli italiani. Come dubitarne! Una ricerca realizzata dall'associazione "Donne e qualità della vita", guidata dalla dottoressa Serenella Salomoni e svolta in collaborazione col movimento "Io sto con il made in Italy" presieduto dal giornalista Klaus Davi, ha fatto emergere i motivi principali per cui gli italiani negli ultimi due mesi e mezzo hanno fatto ricorso al bicchiere. L'indagine ha riguardato 625 tra uomini e donne di età compresa tra i 25 e i 65 anni. Per il 55% del campione il vino ha agevolato il dialogo, seppur via telefono e videochat. Il 42% ha affermato che il vino è servito a stemperare le angosce, nel 39% dei casi ha migliorato l'umore e ha consentito di ritagliarsi momenti di relax. Un intervistato su tre, dopo aver bevuto un bicchiere, si è sentito meno aggressivo, il che probabilmente (ma ciò non è contemplato nello studio) ha evitato che l'ennesimo concerto sul balcone con pianole, piatte e pifferi desse il là a pericolosi scontri condominiali. L'analisi è dettagliata. Il vino, durante l'isolamento, è servito ad alimentare la creatività (58%), ha stimolato la concentrazione (48%), e come dicevamo ha contrastato le crisi depressive (45%). Il nettare, nel 38% dei casi, ha trasmesso una visione maggiormente positiva del futuro, e una chiacchierata virtuale su tre con amici e conoscenti si è svolta col bicchiere in mano. «Niente rende il futuro così roseo come il contemplarlo attraverso un bicchiere di Chambertin» diceva Napoleone Bonaparte. Al diavolo la Francia! Mai come in questo periodo abbiamo bevuto italiano. In questo campo, ovvero sia nella produzione che nei consumi, non ci batte nessuno.

 

Un tocco di brio - Stando all'indagine, nonostante il periodo difficile, le famiglie non hanno rinunciato ai prodotti di qualità, acquistati al supermercato, online, ma anche rispolverati dalle cantine. Vediamo nel dettaglio. Chi ha voluto dare un tocco di brio e frizzantezza alla quarantena, magari per brindare all'annunciato e tuttora inesistente "decreto aprile", si è buttato sul Ferrari Riserva Lunelli Brut, uno dei più prestigiosi spumanti dello Stivale. Tra i vini andati per la maggiore vengono segnalati poi la Ribolla Gialla friulana e il dolce Passito, indispensabile per tentare di toglierci l'amaro di bocca. Particolarmente apprezzato il Soave, eccellenza veronese al pari del rubino Valpolicella e del trevigiano Prosecco, il preferito dal governatore veneto Zaia. Ma c è anche un'altra ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature e di cui abbiamo dato conto un mese fa, secondo la quale il resveratrolo - sostanza prodotta dalle piante tra cui la vite - assunto sotto forma di aerosol renderebbe meno aggressivo il Coronavirus. La miscela sperimentata dagli studiosi si chiama Taurisolo, deriva dal vino Taurasi che viene fatto ad Avellino, città che fortunatamente non ha dato solo i natali a Di Maio ma che può fregiarsi anche d'altro. Per gli avellinesi un ulteriore valido motivo per brindare.

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