Il tumore del colon e quello del retto rappresentano una delle principali sfide dell’oncologia moderna. Spesso vengono trattati come un’unica patologia, ma in realtà presentano differenze importanti, soprattutto per quanto riguarda la localizzazione e le implicazioni cliniche. Come spiega la dott.ssa Zenia Pirone, gastroenterologa ed endoscopista del CDI di Milano: “La differenza tra tumori del colon e del retto è nella localizzazione. Il retto è la parte dell’intestino crasso che inizia dalla rima anale interna sino a circa 15 cm, mentre il colon prosegue con sigma, discendente, trasverso, ascendente e cieco.” La maggior parte dei tumori del colon-retto non nasce improvvisamente. In molti casi, infatti, l’origine è legata alla trasformazione progressiva di lesioni benigne chiamate polipi.
Questo passaggio, spesso lento e silenzioso, rende fondamentale la prevenzione attraverso programmi di screening e controlli regolari, soprattutto nella popolazione asintomatica. In Italia, il programma di screening si basa principalmente sulla ricerca del sangue occulto nelle feci nelle persone tra i 50 e i 74 anni, ripetuta ogni due anni. In caso di positività, viene indicata la colonscopia. La colonscopia resta l’esame più importante nella diagnosi e nella prevenzione, perché consente non solo di individuare il tumore, ma anche di rimuovere eventuali polipi prima che evolvano in forme maligne. La dott.ssa Pirone sottolinea con chiarezza questo punto: “La colonscopia di alta qualità rimane il golden standard per la corretta diagnosi.” Un ruolo importante è giocato anche dalla predisposizione genetica e familiare. Nei soggetti con parenti di primo grado affetti da tumore intestinale, soprattutto se diagnosticato in età precoce, il rischio aumenta e richiede un percorso di sorveglianza dedicato.
In questi casi, la prevenzione può includere colonscopie anticipate e, quando indicato, anche studi genetici presso centri specializzati. La gestione del tumore del colon-retto non è mai affidata a un singolo specialista. L’approccio moderno prevede una presa in carico multidisciplinare che coinvolge oncologi, chirurghi, gastroenterologi, radioterapisti e altri professionisti. La terapia dipende dallo stadio della malattia: nelle fasi iniziali la chirurgia rappresenta spesso il trattamento principale e potenzialmente curativo, mentre nei casi più avanzati entrano in gioco chemioterapia e terapie integrate. Nel tumore del retto localmente avanzato, la strategia può includere trattamenti prima dell’intervento per migliorare i risultati chirurgici. La dott.ssa Pirone evidenzia l’importanza di questo approccio: “La chemioterapia neoadiuvante, a volte associata alla radioterapia, viene utilizzata per ridurre la massa nei tumori del retto localmente avanzati, facilitando l’asportazione e preservando la funzionalità dello sfintere anale, evitando la colostomia permanente.”
Un momento cruciale del percorso oncologico è la comunicazione della diagnosi. Secondo la dott.ssa Pirone, questo passaggio deve essere gestito con attenzione e umanità: “Il paziente e i parenti, se autorizzati dal paziente stesso, devono ricevere una chiara, adeguata ed empatica informazione sulla malattia, sulle procedure diagnostiche e sulle opzioni terapeutiche, insieme a una valutazione ponderata sulle aspettative e sulla qualità della vita.” L’obiettivo non è solo curare la malattia, ma accompagnare la persona lungo tutto il percorso, rispettando tempi e bisogni individuali. Accanto alle terapie mediche, anche lo stile di vita ha un ruolo importante nella prevenzione e nella gestione della malattia. Un’alimentazione ricca di fibre contribuisce al benessere intestinale e alla produzione di sostanze protettive per il colon. Anche yogurt e probiotici possono aiutare a mantenere in equilibrio il microbiota intestinale. La dott.ssa Pirone spiega: “L’alimentazione mirata, privilegiando fibre, verdure, frutta, legumi e cereali integrali, favorisce la produzione di acidi grassi a catena corta protettivi e aiuta a mantenere il microbiota intestinale in eubiosi con un’azione antinfiammatoria.”
Allo stesso tempo è importante ridurre carni rosse e lavorate, alcol, zuccheri raffinati e grassi in eccesso, oltre a evitare fumo e sedentarietà. L’alimentazione può inoltre aiutare a gestire gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, come stanchezza, disturbi intestinali e squilibri nutrizionali. La personalizzazione resta fondamentale: “Ogni piano terapeutico deve essere personalizzato da specialisti (gastroenterologo e/o nutrizionista) considerando la fase di malattia, privilegiando la qualità della vita piuttosto che la quantità degli alimenti.” Oltre agli aspetti clinici e nutrizionali, emerge anche una dimensione più ampia del percorso di cura, che coinvolge la sfera psicologica e sociale. La dott.ssa Pirone conclude con una riflessione sul benessere globale della persona: “Socializzare, aver cura di sé e volersi bene: la nostra vita è legata alla nostra mente in un solo corpo.” Il tumore del colon e del retto non è più oggi una diagnosi senza speranza. La combinazione di screening efficaci, diagnosi precoce, approccio multidisciplinare e attenzione allo stile di vita ha cambiato radicalmente la prognosi di questa malattia. La chiave resta una sola: intervenire presto, informare correttamente e costruire percorsi di cura sempre più personalizzati, che mettano al centro non solo la malattia, ma soprattutto la persona.