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Giampaolo Pansa: "Evviva la Maggioni in Rai, tutto il resto è noia Renzi"

10 Agosto 2015

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Giampaolo Pansa:

I consiglieri d’amministrazione della Rai possono concedere interviste ai media sui problemi dell’azienda che rappresentano? A naso direi di no, però è sempre accaduto. Ho il ricordo preciso di un’esternazione che riguardava anche me. L’autore era Sandro Curzi, eletto in quota Rifondazione comunista. Il partito l’aveva mandato alla Rai per sloggiarlo dal quotidiano che guidava da anni, Liberazione, in calo di vendite. Era l’inizio dell’estate 2005 e Curzi si sistemò al settimo piano di viale Mazzini, portando con sé due amuleti: un berretto da ufficiale dell’Armata Rossa e due volumi degli scritti di Palmiro Togliatti, rilegati in pelle color sangue.
Poiché mancava ancora il presidente della Rai, Curzi, in virtù della propria età, 75 anni, ne assunse i poteri e si diede subito da fare. Venne intervistato da un giornalista dell’Unità, Roberto Cotroneo, e il presidente Effe Effe, facente funzioni, gli presentò un ritratto drammatico della Rai: «Qui c’è un degrado culturale che non immagini. Ti faccio un esempio solo. Stanno preparando una fiction tratta dal “Sangue dei vinti” di Pansa. Ma se decidi di mettere in scena soltanto la parte più violenta della Resistenza, io mi inquieto. E l’altra, la Resistenza eroica? Quella non diventa fiction?». Subito dopo, Curzi esternò a un inviato del Corriere della Sera, Paolo Conti. E spiegò che gli sarebbe piaciuto molto vedere anche un’altra fiction. Tratta questa volta da qualche libro di Giorgio Bocca, impeccabile comandante partigiano.

Il grande Curzi poteva parlare e sparlare a piacimento per un motivo preciso. Nel 2005 la lottizzazione politica della Rai era un fatto quasi militare. Dietro ogni poltrona esisteva un partito al quale chi occupava un posto doveva rispondere. Ma oggi a chi rispondono consiglieri come Guelfo Guelfi, Arturo Diaconale, la signora Rita Borioni, il professor Paolo Messa? Ai partiti no, dal momento che stanno tirando le cuoia e sono sempre di più delle sigle vuote. In compenso, c’è un signore che ha contribuito a rottamarli e adesso punta a cancellarne anche le macerie.

Il nuovo signore e padrone è il premier Matteo Renzi. Qualcuno obietterà: «Ancora lui?». Certo, ancora lui. La Rai del 2015 è un’altra tappa della marcia renzista verso un sistema che oggi si può definire in molti modi, tutti negativi. Un nuovo fascismo? L’oligarchia di un solo oligarca? La signoria di un Maleducato di Talento? L’aveva definito così Ferruccio de Bortoli, indimenticabile direttore del Corriere. Candidato della minoranza del Pd a consigliere della Rai, ha pagato l’insolenza e non è stato eletto.

Il meccanismo che ha generato il vertice di viale Mazzini dovrebbe far suonare l’allarme rosso per le decisioni presenti e future di Renzi. Ormai è chiaro che la maleducazione del premier sta invadendo terreni che dovrebbero restare immuni dalla voracità ottusa del Giglio Magico e del suo proprietario. Il premier decide anche le carriere private. Se hai la fama di non essere un adoratore di Matteo, togliti dalla testa di ottenere un incarico che pure meriteresti. Se la setta del Renzismo totalitario ti ha già silurato, rassegnati a un futuro complicato.

Tuttavia, i sistemi feudali nascondono un virus dentro se stessi. È quello dell’uomo solo al comando. Un’ipotesi che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ripudiato, per il momento appena a parole. Il verme nascosto nella mela sta nel fatto che il Feudatario può cadere da un momento all’altro. La frenesia oratoria che obbliga Renzi a concionare per ore, dovunque e in ogni luogo, cela il terrore di non farcela. Il suo spin doctor, vale a dire Filippo Sensi, e la banda di consiglieri per l’immagine, dovrebbero spiegargli una verità.

È un principio che l’Italia conosce bene, per averlo visto applicare ai danni di un signore che di media, soprattutto televisivi, ne sapeva più di tutti: Silvio Berlusconi. Concione dopo concione, il Cavaliere si era azzardato a presentarsi a “Porta a porta”, il talk show di Bruno Vespa, seduto a una scrivania da quattro soldi. Per firmare davanti alle telecamere niente meno che il famoso Patto con gli italiani. Tutti sappiamo come è andata a finire.

Renzi non verrà salvato neppure dalle vecchie zie, quelle di un famoso romanzo di Leo Longanesi. Una di queste è la direttora del telegiornale di Sky, Sarah Varetto. In carica dal luglio 2011, è diventata la zietta più innamorata del giovane Matteo. Parlo da antico abbonato di Sky. In casa nostra siamo sempre stati puntuali nel versare il sacrosanto obolo annuale al plurimiliardario Rupert Murdoch. Ma adesso ci stiamo ripensando. Ore e ore di concioni renziste, per di più riassunte ogni volta da un Andrea Bonini irriconoscibile, lezioso, verboso e coperto di gel sul ciuffo biondastro, ci stanno rompendo i santissimi. Al punto di farci considerare l’opzione di abbandonare Sky e di passare alla tivù avversaria, quella del Berlusca.

Per quando riguarda la Rai, l’unica arma nelle mani di un italiano senza potere è quella di smettere di pagare il canone e farlo sapere all’alto comando di viale Mazzini. Sempre più spesso mi domando: Pansa, che cosa te ne fai di un ente radiotelevisivo che sta diventando il dominio privato di un politicante come il Ganassa fiorentino? Ma per il momento ho smesso di chiedermelo perché voglio vedere come se la caverà il nuovo presidente, Monica Maggioni.

Voglio dire subito che a me la signora Maggioni piace. Se sono vere le cronache dei giornali, a indicarla a Renzi è stato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, un politico per bene che stimo. Per fortuna della Rai, il Chiacchierone gigliato ha accettato il suo consiglio.

Perché mi sta bene la nuova presidente? Prima di tutto, perché rappresenta un’anomalia nell’ambiente cattocomunista di viale Mazzini. Siamo di fronte a una ragazza di destra. Lei non lo ammetterà mai. Però una giornalista che segue la seconda guerra nel Golfo da embedded, ossia aggregata alle forze armate americane, con tutti i limiti di quella condizione, non può essere di sinistra. Altrimenti avrebbe seguito il conflitto da un hotel di Bagdad, come tanti giornalisti.

Poi è una tipa che di tivù ne ha mangiata tanta. E si è ciucciata tutti i gradini della scala infinita che porta verso l’alto. Infine è una faticona. In questo mi rammenta mia madre Giovanna quando aveva la sua età. Era una signora dolcissima e generosa con mio padre e noi due figli. Ma sul lavoro si comportava come una comandante dura. Nel suo negozio di mode, quello che la grande Irene Brin avrebbe chiamato una modisteria, non voleva avere nessuno tra i piedi.

La sento ancora ripetere: «Un proverbio inventato dai maschi dice che le donne comandano una sola volta all’anno. Ma nel mio negozio io comando tutti i giorni. Mi rompo la schiena dall’alba al tramonto, perché devo badare anche alla casa. Però quando sto dietro il banco, neppure il Santo Padre potrebbe mettere bocca su quello che ho deciso di fare o di non fare».

Leggo che il giorno successivo alla nomina, la signora Maggioni si è presentata nel suo ufficio di viale Mazzini alle sette e trenta della mattina. Provocando sorpresa e smarrimento tra i vigilantes notturni. Ecco un motivo in più per gridare: evviva la Maggioni. Tutto il resto è noia.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • 12ZAMPE

    17 Agosto 2015 - 18:06

    Speriamo...perchè al il burlone fiorentino aveva cominciato con le levatacce. Che fine hanno fatto poi?

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  • frankie stein

    17 Agosto 2015 - 12:12

    Caro Pansa, è sicuro che l''adottata' apprezzi la 'famiglia' che lei le appioppa? Troppo intelligente la Maggioni per cascare nel tranello di un pedigree assegnato per mera convenienza. Eppoi se è una 'faticona' come sua madre, tra quelli che non 'vuole avere tra i piedi' c'è sicuramente anche lei, orfano della sinistra e premuroso ad assicurarsi un'identità leccando anche contropelo i potenti.

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  • lonato47

    16 Agosto 2015 - 22:10

    L'ex sinistro, come tutti i convertiti, deve rifarsi la verginita' rinnegando, odiando e sputando sul passato.

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