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Vita

Vittorio Feltri si racconta dai primi lavori alle direzioni dei giornali

22 Agosto 2015

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Vittorio Feltri

Vittorio Feltri

Dai primi lavori come fattorino al diploma da vetrinista, le prime collaborazioni con i giornali e poi le direzioni dei quotidiani. Vittorio Feltri si è raccontato in un'intervista al Fatto quotidiano partendo dagli anni della giovinezza, quando il fondatore di Libero faceva ogni tipo di lavoro per guadagnare qualcosa: "Ai soldi ho sempre guardato - ha detto Feltri - sarà perché sono nato povero. Mio padre è morto quando avevo sei anni. Mia madre aveva tre figli e ha dovuto lavorare sempre: siamo cresciuti così, un po' per conto nostro". Nel suo studio, in cima alla libreria c'è un busto di Mussolini, ma i detrattori devono subito ricredersi: "Per me, nato nel 1943, l'antifascismo non è mai stato in discussione. Il busto l'ha mandato un oste, simpatico ma fascistissimo. L'ho messo lì per non vederlo". Feltri racconta di aver lavorato sin dai 14 anni e più della laurea che poi ha preso in Scienze politiche, vanta con orgoglio un diploma da vetrinista: "Una cosa che mi ha poi aiutato anche in questo mestiere, perché fare una vetrina è come fare una prima pagina". È anche stato dipendente statale, vincendo un concorso in Provincia: "Ho fatto un tema di italiano che è andato un po' oltre le aspettative... Ero il capostipite dei fannulloni" ha detto ricordando come tutto in quell'ente funzionasse tutto alla perfezione: "Lavoravano tutti bene lì, ma a me non piaceva, mi annoiavo. Un mio collega impiegato faceva anche il critico cinematrogafico (all'Eco di Bergamo). A me del cinema non fregava nulla, non avevo nessuna cultura. Mi piacevano i giornali, da morire".

La famiglia - A venti anni Feltri si è ritrovato a gestire un gran bel imprevisto: "Le ragazze mi piacevano, lì in Provincia ce n'erano molte, è stato un pascolo notevole" e pascolando ha conosciuto una ragazza che gli piaceva molto, l'ha messa incinta e da lì sono nate due gemelle, la donna però è morta dopo il parto: "È stato uno choc terrificante". Feltri è stato trasferito al brefotrofio, gestito dalla Provincia, dove ha conosciuto una delle giovani responsabili che ha corteggiato e conquistato: "E ha preso le bambine, le ha fatte diventare grandi: sono legatissime alla madre, culo e camicia. Da lei - ha aggiunto - ho avuto Mattia e per ultima Fiorenza, che è arrivata per caso".

I primi passi - L'Eco di Bergamo non lo assunse: "Allora funzionavano molto le raccomandazioni: io non ne avevo. Poi era il giornale della Curia, io ero socialista, per quei tempi praticamente un brigatista". Poi è stato segnalato al quotidiano la Notte, diretto da Nino Nutrizio: "un tipo che dava del voi e metteva parecchia soggezione". Il direttore a bruciapelo gli ha chiesto: "Collaborate da anni all'Eco di Bergamo e non vi hanno ancora assunto: non sarà che siete cretino?". Feltri è rimasto zitto, Nutrizio ha ripreso: "Vabbè, l'Eco non vi ha preso, ma essendo uno dei giornali più inutili del mondo il dubbio è molto forte". Ottiene una prova di tre mesi e poco prima di Natale il capo di allora lo aveva lasciato completamente solo a gestire la pagina di Bergamo. Si è ritrovato a raccontare il brutale assassinio di una prostituta davanti a una bambina di tre anni, quando è andato in edicola non ha trovato traccia nel solito spazio della cronaca di Bergamo: "Niente, non c'è un cazzo. Disperazione! Neanche una breve... Poi giro il giornale, avevo i lucciconi agli occhi. E vedo Vittorio Feltri in prima pagina! Il titolone di apertura, non avevano cambiato neanche una virgola". Così è arrivata l'assunzione, perché il pezzo era piaciuto a Nutrizio: "Ma non montatevi la testa - gli ha detto il direttore - perché siete solo un cronista e tale rimarrete per tutta la vita".

Al Corriere - Nel 1974 Indro Montalli ha fondato Il Giornale, portando con sé tanti giornalisti dal Corriere della Sera. Così Feltri viene chiamato in via Solferino per lavorare al Corriere dell'Informazione, l'edizione pomeridiana. Nutrizio lo salutò dandogli dell'infame: "Poi ho saputo che era stato lui a segnalarmi!". Nel 1977 è così passato al Corriere della Sera e nel 1983 lascia per dirigere Bergamo Oggi. Quando al Corsera è arrivato alla direzione Piero Ostellino, Feltri si è di fatto preparato il ritorno al Corrierone: "Ho pubblicato sul mio giornale il primo fondo di Ostellino. Lui la mattina dopo mi ha telefonato: 'Per te le porte di via Solferino sono sempre aperte'. E infatti poi Ostellino lo ha riassunto.

Indipendente - Dopo il Corsera, Feltri ha diretto il settimanale l'Europeo e l'accoglienza della redazione è stata uno sciopero di due mesi: "Un record mondiale. Mi ritenevano politicamente non omogeneo e probabilmente mi consideravano un cretino. Magari non a torto". Nel pieno di Mani Pulite Feltri è stato chiamato a dirigere l'Indipendente, quotidiano fondato da Ricardo Franco Levi: "Con una sola C, lo chiamavamo 'il refuso'". Quell'anacronistico quotidiano da sala da the è stato trasformato da Feltri, forte dell'amicizia con la star dell'epoca, Antonio Di Pietro: "Era stato a Bergamo a fare il pm: mi dava notizie pazzesche. Quando è scoppiata Tangentopoli, Di Pietro mi ha chiesto una mano. E sono diventato una specie di organo ufficiale di Mani Pulite".

Al Giornale - Nel 1994 Feltri è stato chiamato da Silvio Berlusconi per dirigere Il Giornale, proprio nel pieno della discesa in campo. Il passaggio dall'Indipendente al quotidiano di Berlusconi per il collaboratore di allora, Massimo Fini, è stato etichettato come "tradimento", ma Feltri ha chiarito: "Con Massimo ho conservato, nonostante tutto, un buon rapporto. Ma non esiste vendersi, perché io faccio il giornalista vado dove voglio. Non è una missione fare il direttore di un giornale, per Fini è come fare il prete". Il vero motivo del passaggio per Feltri era solo uno: "A me interessava sostituire Montanelli". Smentisce trattative precedenti, tranne l'offerta della direzione del Tg5 al posto di Enrico Mentana. Una volta andato via Montanelli dal Giornale, però, Feltri ha colto l'occasione: "Ho parlato con Berlusconi Silvio e con Berlusconi Paolo. Mi sono fatto pagare bene: un miliardo. Hai presente che cosa era un miliardo nel '94? E chi è lo scemo che ci sputa su? Io non l'ho mai fatto diventare house organ di Berlusconi, tant'è che a me neanche mi chiamava". Le prime tensioni ci sono state quando, l'estate successiva: "mi volevano cacciare per opera di Giuliano Ferrara". Il Giornale di Feltri criticò il colpo di spugna in piena Mani Pulite che il ministro della Giustizia del governo Berlusconi voleva portare avanti: "Feci un fondo, dicendo che era una fregnaccia, il momento era sbagliato, sarebbe successo un casino: avevo ragione".

Montanelli - La molla che ha spinto Feltri a puntare la direzione del Giornale è stato il volersi misurare con il "totem" Montanelli: "Me la facevo addosso. Ma era questa sfida che mi piaceva e che Fini non ha capito: a me piaceva l'idea di sostituire Montanelli e di mantenere le copie di Montanelli. E sono raddoppiate. Io non mi sto dando delle arie, perché le opinioni si discutono, i fatti no".

Libero - Dopo quattro anni al Giornale, Feltri ha fondato Libero: "Ne avevo piene le balle. I giornali sono come le donne, a un certo punto ti stufi. Avevo capito che la situazione stava marcendo e me ne sono andato". Da lì è cominciata una sorta di staffetta con Maurizio Belpietro: "Il giovane Belpietro - ha ricordato Feltri - l'avevo scoperto a Bergamo oggi ed era diventato il mio uomo di riferimento. Mi ha seguito all'Europeo, all'Indipendente e al Giornale".

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Commenti all'articolo

  • gianni.boscarato

    22 Agosto 2015 - 12:19

    Tu si che sei un grande prima di tutto uomo e poi giornalista meriti la maglia numero 10 della nazionale Italiana

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