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Amarezza

Christian De Sica: "MI chiamano figlio di papà, ma lui ci lasciò senza una lira"

29 Novembre 2016

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Christian De Sica

L’eleganza del divo si palesa in ogni suo gesto, smorfia, parola. La risata invece, Christian De Sica, la custodisce nel cuore. Forse perché l’arte gli scorre nelle vene: è il figlio del papà del Neorealismo, il figlioccio di Zavattini, il marito di Silvia Verdone (sorella di Carlo). Il re dei cinepanettoni - e molto altro - torna in tv, sempre a Mediaset, dove ormai è di famiglia.

Dall’1 dicembre, in onda su Canale 5 con Zelig. Ha detto subito sì?
«All’inizio ero titubante: non avevo mai fatto un programma comico tout court. Ma mi hanno convinto».

È cambiata la comicità?
«Trent’anni fa si rideva di cose che ora non fanno più ridere. Oggi Paolo Panelli e Walter Chiari probabilmente non funzionerebbero».

Le volgarità però fanno sempre ridere.
«A me lo dice (ride, ndr)? Le note sono sette e di quelle si compongono le battute».

Lei è un comico?
«Sono della scuola dei brillanti, quella di Jack Lemmon, Johnny Dorelli e mio padre».

Si dice che i comici abbiano un velo di malinconia...
«Verissimo. Totò era un uomo lugubre. L’ho conosciuto, si faceva chiamare Antonio De Curtis principe di Bisanzio e diceva “sono un aristocratico, obbligato a diventare Totò”. Così si metteva una parrucchetta corta per recitare. Mica era vero che era un principe... Follia!».

A Zelig è insieme alla Hunziker…
«È gagliarda! Non sapeva fare niente quando ha iniziato ma con tenacia ha imparato a fare tutto: ballare, cantare, recitare. La cosa più bella di Michelle è che non se la tira».

Delle donne con cui ha lavorato, chi ha lasciato il segno?
«Voglio molto bene a Sabrina Ferilli, è molto intelligente».

Ma in giro ci sono più bravi attori o brave attrici?
«Le leggi del mondo le facciamo ancora noi uomini».

Ed è giusto?
«È ’na gran cazzata, siamo più cretini e vigliacchi. Io senza mia moglie Silvia non sarei quello che sono: una donna innamorata ti dà il coraggio di fare cose impensabili».

Siete sposati dall’80, il segreto del vostro matrimonio?
«Essere cresciuti insieme, ci siamo innamorati quando lei aveva 14 anni e io 21. Frequentavo casa Verdone perché ero compagno di banco di Carlo. Ho fatto a botte con lui prima di fidanzarmi perché diceva che Silvia era una ragazzina e la dovevo lascia stà».

Ha due figli: Maria Rosa (stilista) e Brando (regista). È orgoglioso?
«Maria Rosa è bravissima con la sua Mariù De Sica. Brando sta facendo i sopralluoghi per Mimì e il principe delle tenebre, scritto con Ugo Chiti e prodotto dalla Pago (casa di produzione dell’ultimo film di Tornatore). È un noir ambientato a Napoli. Poi, ho un nipote, Andrea, che è al Festival del Cinema di Torino come unico italiano in gara».

È felice che qualcuno in famiglia segue la sua strada?
«Molto. A casa nostra è come nelle cioccolaterie: qui si fa il cinema dal 1901 (ride, ndr)».

Si è mai sentito dare del raccomandato?
«No, quando è morto mio padre avevo 23 anni e non c’avevamo ‘na lira. Non ci ha lasciato in una situazione economica felice, piano piano ho ricostruito tutto».

Il suo cognome le ha regalato più vantaggi o svantaggi?
«Ho sempre avuto l’etichetta del figlio di papà e me la porterò nella tomba. Adesso ne ho anche un’altra: quella del papà di Brando (ride, ndr)».

Il suo più grande successo sono i cinepanettoni, suo padre avrebbe approvato?
«Certo. Pane, amore e fantasia o Le vacanze d’inverno non sono tanto diversi».

Come sono nati i cinepanettoni?
«Mi chiamarono dalla William Morrison, mi dissero che avevo due proposte sul tavolo: Il Conte Tacchia con Vittorio Gassman ed Enrico Montesano, per 14 milioni di lire oppure Sapore di mare un filmetto con Jerry Calà e Carlo Vanzina alla regia per 700 mila lire. Scelsi il secondo, sentivo che poteva essere quello giusto».

Ma mica avevano stancato i film comici a Natale?
«Eh, tutti dicono basta e tutti li fanno: Bisio con Gassman, Lillo e Greg, Aldo, Giovanni e Giacomo. A dire il vero anche quelli che escono durante l’anno, salvo rare eccezioni, so’ sempre commedie modello cinepanettoni».

Pure Boldi continua...
«Eh sì, le nostre si sono divise, senza rancore».

Quali sono le rare eccezioni?
«Perfetti sconosciuti e Zalone».

Zalone la fa ridere?
«Molto, perché è politicamente scorretto. È tornato alla comicità che facevamo noi, io o Banfi, pronti a tutto per far ridere la gente. I giovani di oggi sono concentrati sul premio e la critica, hanno paura di schiacciare l’acceleratore e fanno ridere di meno».

È vero che vorrebbe fare un film su suo padre?
«Sono 15 anni che l’ho scritto e non me lo fanno fare: si chiama La porta del cielo, racconta di quando mio padre si chiuse nella basilica di San Paolo aspettando che gli americani liberassero l’Italia dal nazismo, così salvò involontariamente 300 ebrei».

Perché non glielo fanno fare?
«Per tanti motivi: perché è in costume, perché mi dicono che sono un “comicarolo” e “chi te lo fa fa’?”».

Ha vinto tanti premi, ma mai un Oscar...
«Il comico in Italia è considerato un idiota. L’intellighenzia premia la tristezza. Appena ho fatto dei ruoli drammatici sono piovuti David, Nastri d’argento e l’ira di Dio... Per vincere un Oscar bisogna avere una produzione internazionale, andare in giro. Perfetti Sconosciuti avrebbe meritato una nomination».

Sorrentino con La Grande Bellezza l’ha vinto.
«Se l’è meritato, checché se ne dica. Qui, appena vinci qualcosa parte la gara al massacro. In tutti i Paesi poveri è così: so’ invidiosi».

Siamo un Paese povero?
«Ah no? Semo ricchi?».

È stato giudice a Tale e Quale Show su Raiuno, perché ha deciso di lasciare?
«L’anno scorso perché dovevo girare Natale ai Caraibi, quest’anno mi era stato riproposto ma ho detto di no».

La Rai è politicizzata?
«È un ente morale e non dovrebbe esserlo: anche gli artisti sentono la pressione addosso».

A Mediaset non è così?
«Quando sono arrivato a Striscia la Notizia ho avuto la sensazione di essere arrivato in una grande famiglia. Lo stesso a Zelig. Non c’è isterismo. Qui se funzioni resti, se no vai a casa».

In Rai?
«Se sei “figlio di” o sei raccomandato resti pure tutta la vita, anche se non sai fare niente».

Si era parlato di un one man show su Raiuno, cosa c’era di vero?
«Di concreto nulla. Due anni fa, avevo invece portato il progetto di un musical, Cinecittà, a Giancarlo Leone ma non ho saputo più nulla».

Si dice che un parente di sua madre uccise Trockij? È vero?
«Era un lontano zio di mia madre, si chiamava Ramon Mercader, uccise Trockij con un piccone».

Quindi, ha avuto un’educazione di sinistra?
«Mio padre ha vegliato la salma di Palmiro Togliatti ed era divorziato, per questo quando è morto non ha avuto il funerale religioso. Il mio padrino Cesare Zavattini viveva in un sottoscala e devolveva il 50% dei suoi guadagni al Partito: un comunista vero».

Il 4 dicembre andrà a votare?
«Non ci sono mai andato».

Ma ha letto qualcosa di questa riforma costituzionale?
«Sì, ho le mie idee che non voglio dire. L’attore è come una puttana: deve essere di tutti».

Mai stato legato a un partito?
«No, i partiti non mi hanno mai aiutato. Sono stato amico di Craxi, pur non essendo socialista. Non mi ha mai chiesto di fare qualcosa per il partito, neanche uno spettacolo».

Ha dei rimpianti?
«Nessuno, ho fatto il mestiere più bello del mondo, come diceva Marcello Matroianni “ce pagano pe giocà”. Ma non glielo dite, che se se ne accorgono ’amo finito. (ride, ndr)».

di Antonella Luppoli

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Commenti all'articolo

  • alfa553

    30 Novembre 2016 - 18:06

    Dice cose stupide, come paragonarsi a jack lemmon insieme a due nulla come il torelli,nomina toto con superficialità, che tutto avesse comprato il titolo lo si sa da secoli anche perché lui non ne faceva mistero e parlare di oscar, siamo alla frutta anche se il valore degli oscar e come il valore di questo niente, fortunato perché ci sono i ..... che vanno a guardare quelle schifezze,chissà in BBC

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  • Alceste

    30 Novembre 2016 - 16:04

    Ma quale "lontano zio della madre"! Ramon Mercader era il fratello della madre di Christian De Sica, quindi lo zio materno dell'attore. Perché mente? Si vergogna?

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  • Karl Oscar

    29 Novembre 2016 - 20:08

    Tanti portano un nome famoso ma ci riesce solo chi è bravo e tu sei bravo,

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