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Violenza

M'jid El Guerrab, il deputato di Emmanuel Macron aggredisce il rivale a colpi di casco in testa: in terapia intensiva

2 Settembre 2017

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M'jid El Guerrab

La scena da far-west si è verificata nel pieno centro di Parigi, nel Quinto arrondissement, davanti ad alcune persone che in queste ore, tramite le loro testimonianze, stanno facilitando la ricostruzione dell’accaduto. Mercoledì pomeriggio, M’jid El Guerrab, deputato della République en Marche! (Lrem), il partito del capo dello Stato, Emmanuel Macron, ha aggredito a colpi di casco il segretario della federazione socialista dei francesi all’estero, Boris Faure, ferendolo gravemente alla testa. Faure è stato operato d’urgenza a causa di un rapido deterioramento del suo stato di salute, ed è ora sottoposto a cure intensive.

«Sebbene le circostanze restino ancora da chiarire, è certo che il nostro compagno abbia ricevuto dei colpi in testa con un casco da scooter», ha scritto in un comunicato ufficiale il Partito socialista. Secondo un testimone intervistato dal settimanale Marianne, El Guerrab avrebbe assestato «un colpo molto violento con il casco, poi un secondo» al collega socialista, che è caduto «a terra, sanguinante». Il deputato macronista, di origini marocchine, ha riconosciuto il gesto violento, affermando di «essere stato attaccato violentemente da Boris Faure» e di aver reagito a degli «insulti razzisti». Un altro testimone della scena, verificatasi all’altezza di rue Broca, non lontano dal Parlamento francese, ha affermato di aver sentito il dirigente Ps dire «sporco arabo».

Le responsabilità nell’aggressione devono ancora essere delineate con precisione, ma si sa che i due uomini erano in cattivi rapporti dalla fine del 2016, in ragione della decisione presa da El Guerrab di abbandonare il Ps per raggiungere le file del movimento di Macron. Il deputato macronista, prima di abbracciare il progetto politico dell’allora candidato di En Marche!, ha militato a lungo nel partito di François Hollande, facendo anche parte dell’équipe di campagna di Ségolène Royal, quando quest’ultima si era candidata alle presidenziali del 2007. E il «tradimento» non era stato gradito da Faure, che sulle pagine del giornale online Mediapart aveva attaccato, lo scorso maggio, l’«opportunismo» di El Guerrab. Nessuno, comunque, si poteva certo immaginare che la situazione potesse degenerare a tal punto. Il deputato macronista è attualmente in stato di fermo, e contro di lui la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta per «violenze aggravate».

Il Ps, dal canto suo, reclama a gran voce l’esclusione di El Guerrab da Lrem. «Nessuno ritiene che M’jid El Guerrab possa ancora incarnare la République e essere un esempio», ha dichiarato Olivier Faure, presidente del gruppo Nouvelle Gauche all’Assemblea nazionale. Giovedì sera, il partito del presidente ha duramente condannato l’accaduto, sottolineando tuttavia che la dinamica dei fatti deve ancora essere precisata. «Nessun comportamento può giustificare atti di violenza», si legge nel comunicato di Lrem, che augura una «pronta guarigione» a Boris Faure. Su Facebook, anche El Guerrab ha augurato una «pronta guarigione» al socialista, scatenando, come era prevedibile, molti commenti indignati. Il fattaccio, di cui si parlerà a lungo nei prossimi giorni, si è consumato nel momento più difficile per l’inquilino dell’Eliseo, boccheggiante nei sondaggi di opinione e criticato dai sindacati e la sinistra giacobina per la riforma del lavoro, il cosiddetto «Jobs Act francese».

di Mauro Zanon

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Commenti all'articolo

  • Xavier2

    07 Settembre 2017 - 20:08

    certo i francesi che nel 2006 giustificarono la inaudita violenza della testata di Zidane contro Materazzi col pretesto delle solite frasi razziste non possono attendersi altro da un deputato arabo. le minoranze etniche possono in Europa permettersi di tutto. giustificano ogni comportamento criminale col pretesto della reazione al razzismo e il gioco è fatto.

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  • steacanessa

    04 Settembre 2017 - 09:09

    Buon sangue non mente.

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  • cocciante

    03 Settembre 2017 - 21:09

    STAIKA MAROC china, come gli stupratori di Rimini. TUTTO E' CHIARO

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