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Sostenibilita

Rinnovabili, i sistemi di stoccaggio non piacciono ai produttori tradizionali

Oltre alla burocrazia, l'ostracismo arriva anche dai produttori di energia tradizionale

A fare il punto dello stato dell'arte all'Adnkronos è l'amministratore delegato di Nec Italia e vicepresidente smart grids solutions, Ugo Erich Govigli

18 Ottobre 2012

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Rinnovabili, i sistemi di stoccaggio non piacciono ai produttori tradizionali
A fare il punto dello stato dell'arte all'Adnkronos è l'amministratore delegato di Nec Italia e vicepresidente smart grids solutions, Ugo Erich Govigli

Roma, 18 ott. - (Adnkronos) - Nel futuro delle rinnovabili ci sono i sistemi di stoccaggio basati su batterie elettrochimiche, quelli che consentono di conservare l'energia prodotta, e l'Italia può rivestire un ruolo da leadership. La ricerca nel campo è a buon punto e il mercato italiano, secondo dopo la Germania per potenza fotovoltaica installata, sembra essere un ottimo richiamo per gli investimenti. Ma non mancano le resistenze. Oltre alla burocrazia, l'ostracismo arriva anche dai produttori di energia tradizionale. A fare il punto dello stato dell'arte all'Adnkronos è l'amministratore delegato di Nec Italia e vicepresidente smart grids solutions, Ugo Erich Govigli.

L'azienda giapponese Nec, attiva nel settore delle Ict, sta, infatti, proponendo al Bel paese di cominciare a produrre sistemi di storage per migliorare l'efficienza e non sprecare l'energia prodotta dalle fonti rinnovabili. Basti pensare che secondo uno studio realizzato dalla Business Integration Partners, negli ultimi tre anni in Italia si sono persi 1600 Gwh di energia eolica, pari a 130 milioni di euro, a causa dell'impossibilità di immetterla nella rete o di conservarla nei sistemi di storage.

Se non s'interviene al 2020 avremo perso oltre 1 miliardo di rinnovabile. Sul tema, spiega l'ad di Nec Italia, "stiamo iniziando a comunicare con Enel e Terna per far diventare l'Italia pionere nella definizione delle regole del gioco". In particolare "con Enel abbiamo firmato un accordo 18 mesi fa per lo scambio di informazioni sullo stato dell'arte della tecnologia e di considerazioni di mercato sui reali benefici".

Tra i problemi relativi agli investimenti in Italia, Govigli sottolinea prima di tutto "le resistenze burocratiche". La macchina amministrativa italiana, infatti, "non agevola chi ha intenzione di lavorare bene". I sistemi di accumulo dell'energia basati su batterie elettrochimiche, inoltre, "non piacciono a tutti, come ad esempio ai produttori di energia tradizionale".

La motivazione è semplice: "attualmente le centrali tradizionali vengono utilizzate anche per bilanciare la non prevedibilità delle fonti rinnovabili". Non potendo, infatti, prevedere la produzione dell'eolico o del fotovoltaico, perché il vento aumenta o riduce improvvisamente velocità, o perché il cielo si rannuvola, le centrali turbogas hanno il compito di 'bilanciare' questi sbalzi di produzione. Un compito che, a quanto pare, è ben pagato.

Govigli, dunque, non ha dubbi: "chi ha interesse ha osteggiare la penetrazione di questa tecnologia sono proprio le centrali a turbogas, ossia i produttori di energia tradizionale". Problemi a parte,"le prime importanti sperimentazioni in ambito controllato sulla rete nazionale partiranno nel 2013 mentre su vasta scala a fine 2013 inizi 2014".

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