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Sostenibilita

Dalla riqualificazione energetica 600mila posti di lavoro per prossimi 10 anni

Secondo il primo Rapporto dell'osservatorio congiunto di Fillea Cgil e Legambiente si potrebbe arrivare a un milioni di nuovi occupati con l'indotto delle costruzioni.

22 Ottobre 2012

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Dalla riqualificazione energetica 600mila posti di lavoro per prossimi 10 anni
Secondo il primo Rapporto dell'osservatorio congiunto di Fillea Cgil e Legambiente si potrebbe arrivare a un milioni di nuovi occupati con l'indotto delle costruzioni.

Roma, 22 ott. (Adnkronos/Labitalia) - Il 'mercato' potenziale delle riqualificazioni energetiche, e della messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati esistenti in Italia, potrebbe creare almeno 600 mila nuovi posti di lavoro per i prossimi 10 anni, fino ad arrivare a circa 1 milione considerando tutto l'indotto della filiera delle costruzioni. E' il dato più significativo che emerge dal primo Rapporto dell'osservatorio congiunto di Fillea Cgil e Legambiente sull'innovazione e la sostenibilità nel settore edilizio, presentato in occasione del convegno 'Costruire il futuro' al salone internazionale dell'edilizia (Saie) di Bologna.

Secondo l'indagine, sono oltre 2 milioni le abitazioni nel nostro Paese che risultano vuote; 6 milioni di italiani vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 3 milioni di persone abitano in zone ad alto rischio sismico. Il patrimonio edilizio esistente è costituito in massima parte da case costruite male, nelle quali fa freddo d'inverno e caldo d'estate malgrado la spesa energetica delle famiglie sia cresciuta del 52% in 10 anni.

Ma uscire da questa impasse, secondo Fillea e Legambiente, è possibile. "Dobbiamo rendere più vivibili le città -si legge nel Rapporto- ammodernare l'edilizia esistente usufruendo delle nuove tecnologie per migliorare la qualità della vita e la sicurezza delle persone che ci abitano e ci lavorano, diminuire le spese di gestione delle case; possiamo rendere più belli e funzionali i quartieri recuperando l'esistente creando così nuovi posti di lavoro duraturi e qualificati".

E, contro la crisi, Fillea Cgil e Legambiente propongono un nuovo modello per il settore delle costruzioni e nel Rapporto congiunto espongono un'ampia analisi della situazione dell'edilizia sul territorio e degli strumenti che in molti casi Regioni, Province e Comuni hanno messo in campo per introdurre nuovi criteri energetici e ambientali, andando spesso anche oltre la normativa in vigore.

Secondo l'indagine, in Italia, quindi, "ci troviamo in una evidente situazione di stallo nelle costruzioni; in Europa intanto, le direttive per la certificazione e riqualificazione energetica degli edifici, nonché gli obblighi per il nuovo costruito a partire dal 2019, si strutturano in una strategia coerente (il cosiddetto 20-20-20) che in questi anni ha posto il vecchio continente all'avanguardia mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici". "Tutto questo - si osserva - indica una nuova strada da percorrere: quella della riqualificazione, del recupero dell'esistente e dell'innovazione tecnologica in edilizia".

Per Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil, "in questi anni in Italia sono spariti 500mila posti di lavoro nell'intero settore delle costruzioni, la metà direttamente nel comparto dell'edilizia". "Un'ecatombe - avverte - figlia della tempesta perfetta scatenata dall'insieme di due fattori di crisi: uno congiunturale scatenato dalla bolla immobiliare del 2008, e uno strutturale, cioè la crisi di un modello industriale vecchio e obsoleto, che non ha saputo capitalizzare gli anni di crescita del settore per rafforzare la qualità delle imprese, sia in dimensione che in investimenti finalizzati alla ricerca e innovazione dei materiali e delle filiere. Per questo, la crisi delle costruzioni in Italia è più forte che in altri paesi. Chi ha saputo per tempo intervenire sui modelli industriali e innovarli nella direzione della sostenibilità -sottolinea- si è difeso meglio dalla crisi".

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