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Sostenibilita

Lavoro in banca addio, il 50% dei giovani sogna l'agriturismo

Analisi Coldiretti/Swg in occasione del Salone del Gusto di Torino

Si registra un profondo cambiamento rispetto al passato, quando la vita in campagna era considerata spesso sinonimo di arretratezza e ritardo culturale nei confronti di quella in città

25 Ottobre 2012

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Lavoro in banca addio, il 50% dei giovani sogna l'agriturismo
Si registra un profondo cambiamento rispetto al passato, quando la vita in campagna era considerata spesso sinonimo di arretratezza e ritardo culturale nei confronti di quella in città

Torino, 25 ott. (Adnkronos/Labitalia) - Il posto fisso in banca? No, grazie. Meglio l'agriturismo. Oggi, infatti, la maggioranza dei giovani italiani, a differenza delle generazioni che li hanno preceduti, non sogna più un lavoro nell'ufficio di una banca, magari in una grande metropoli, ma vorrebbe invece gestire un agriturismo in piena campagna. E' quanto emerge da un'analisi Coldiretti/Swg, divulgata in occasione dell'inaugurazione del Salone del Gusto- Terra Madre, a Torino, che evidenzia l'affermarsi tra i più giovani di una nuova cultura del cibo, dell'ambiente e in generale della qualità della vita.

La metà dei giovani tra i 18 e i 34 anni - sottolinea la Coldiretti - preferirebbe, così, gestire un agriturismo piuttosto che fare l'impiegato in banca (23%) o anche lavorare in una multinazionale (19%). Si registra dunque - continua la Coldiretti - un profondo cambiamento rispetto al passato, quando la vita in campagna era considerata spesso sinonimo di arretratezza e ritardo culturale nei confronti di quella in città. Il contatto con la natura e i suoi prodotti - precisa la Coldiretti - è diventato premiante rispetto all'impegno negli strumenti finanziari di un istituto di credito o nei prodotti fortemente pubblicizzati di una grande multinazionale. Venute meno le garanzie del posto fisso che caratterizzavano queste occupazioni, sono emerse tutte le criticità di lavori che in molti considerano ripetitivi e poco gratificanti rispetto al lavoro in campagna.

Si tratta di una vera rivoluzione culturale che non riguarda in realtà solo i giovani, poiché in generale tra tutti gli italiani ben il 28% - riferisce la Coldiretti - scambierebbe - il proprio lavoro con quello dell'agricoltore. I motivi di tale scelta sono indicati nel fatto che per il 50% così si fa una vita più sana, per il 18% ci si sente più liberi e autonomi e per il 17% per il piacere di vivere in campagna, mentre solo il 7% ritiene che si guadagni di più.

Sembra essersi rovesciata la scala dei valori rispetto al passato, quando il denaro sembrava guidare le scelte della stragrande maggioranza ed emergono invece sensibilità nuove che trovano risposte anche nell'agricoltura. Un'inversione di tendenza che si riscontra anche a livello scolastico con gli Istituti agrari che - sottolinea la Coldiretti - hanno aumentato dell'11% il proprio peso percentuale sul totale di iscritti, mentre sono scesi quelli dei licei, secondo i dati 2012 del Miur.

Il risultato - precisa la Coldiretti - è il fatto che per la prima volta da almeno dieci anni in Italia aumentano i giovani agricoltori con un incremento del 4,2% nel numero di imprese individuali iscritte alle Camere di commercio nel secondo trimestre del 2012. Oggi nel nostro Paese sono attive ben 62mila imprese condotte da giovani con meno di 30 anni che, secondo l'indagine Coldiretti/Swg, nel 36,5% dei casi hanno una scolarità alta (specializzato, laureato, laureando), nel 56% media (scuole superiori) e nel 6,5% bassa (scuole medie).

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