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Sostenibilita

Grande distribuzione sempre meno 'sprecona', le eccedenze vanno in beneficienza

Private label e primo prezzo, così si riformula l'offerta sugli scaffali

La Gdo cerca il giusto equilibrio tra la necessità di mantenere un'offerta adeguata e quella di avere il minor avanzo possibile

16 Novembre 2012

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Grande distribuzione sempre meno 'sprecona', le eccedenze vanno in beneficienza
La Gdo cerca il giusto equilibrio tra la necessità di mantenere un'offerta adeguata e quella di avere il minor avanzo possibile

Roma, 16 nov. (Adnkronos) - Nella grande distribuzione si spreca sì, ma sempre meno, e comunque meno di quanto si spreca lungo la filiera agricola e in casa. Se fino a qualche anno fa, in alcuni ipermercati, in un anno le rimanenze erano pari a 170 tonnellate, oggi il numero è sceso a 72: insomma, molto si è fatto, ma molto ancora si potrebbe fare con il sostegno del Governo e dei Comuni.

A tracciare il quadro all'Adnkronos è il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli che ricorda che, secondo i dati dello studio 'Dar da mangiare agli affamati' del Politecnico di Milano, "sul totale delle quantità gestite su base annua nella filiera alimentare, più di 213 milioni di tonnellate, si hanno eccedenze pari a 6 milioni, pari al 2,8% delle quantità che circolano. Di questi 6 milioni, solo il 13% sono riconducibili alla distribuzione, mentre la grandissima parte avviene nelle fonti di produzione, in particolare nel settore agricolo, e nelle famiglie". La grande distribuzione cerca il giusto equilibrio tra la necessità di mantenere un'offerta adeguata e quella di avere il minor avanzo possibile, e lo fa attraverso tutta una serie di sistemi studiati per far combaciare due bisogni apparentemente inconciliabili.

Si lavora con fornitori 'su piazza' che possono effettuare rifornimenti veloci, soprattutto per i prodotti freschi, ma anche la tecnologia aiuta, sia per stabilire relazioni veloci con i fornitori sia per monitorare l'andamento delle vendite per ogni tipologia di prodotto. E a fronte della contrazione dei consumi, si cerca una soluzione che non sia quella di riempire gli scaffali a metà. "Il grande cambiamento in corso è quello che sta avvenendo nell'assortimento - spiega il presidente di Federdistribuzione - aumentando le marche private e le fasce di primo prezzo, oggi più gradite ai clienti, e la percentuale di prodotti promozionati è cresciuta arrivando al 30% dell'offerta totale, con uno sconto medio del 28-30% sul valore del prezzo pieno".

Sulle eccedenze, poi, si lavora collaborando con organizzazioni benefiche, come la rete del Banco Alimentare, in modo da veicolare anche i prodotti freschi dal punto vendita alla onlus che ne organizza la distribuzione alle persone bisognose. Le eccedenze ci sono e allora invece di buttarle meglio darle in beneficienza. "Questo avviene - dice Cobolli Gigli - in tutte le insegne di Federdistribuzione, con percentuali diverse: il 36% delle nostre insegne lo fa nel 100% dei propri negozi, il 18% lo fa in più del 50% dei negozi e il 46% lo fa in meno del 50%". Ma perché non fanno tutti?

Semplice, perché "se a smaltire i prodotti non venduti è il distributore (tramite ente privato), questo ottiene riduzioni sulla tassa dei rifiuti, se invece i prodotti vengono donati a un ente benefico, allora niente riduzione", spiega il presidente di Federdistribuzione.

Alcune sperimentazioni, per avere lo stesso beneficio, sono state avviati in comuni pilota come Parma, e anche dal ministro per l'Agricoltura Mario Catania è arrivato l'impegno di invitare tutti gli altri comuni a seguire l'esempio del comune emiliano. "Con gli stimoli che ci arrivano dal Governo, attraverso il ministro Catania, e facilitazioni di questo genere possiamo incentivare ancora di più i responsabili dei negozi dei nostri marchi a far di più", conclude Cobolli Gigli.

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