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Meno 1,5 kmq l'anno per i ghiacciai italiani, nuovo catasto per monitorarli

Dal 1989 non viene realizzato un elenco completo ed omogeneo del patrimonio delle nostre montagne

Il progetto presentato oggi dall'Università degli Studi di Milano e da Levissima

27 Novembre 2012

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Meno 1,5 kmq l'anno per i ghiacciai italiani, nuovo catasto per monitorarli
Il progetto presentato oggi dall'Università degli Studi di Milano e da Levissima

Milano, 27 nov. (Adnkronos) - In meno di 30 anni, tra il 1962 e il 1989, i ghiacciai italiani si sono ridotti di 43 Kmq, con un ritmo di circa 1,5 kmq l'anno. A rilevarlo sono stati i due catasti predisposti dal Comitato Glaciologico Italiano, al quale presto si aggiungerà un terzo per monitorare l'evoluzione della situazione negli ultimi decenni, cioè dal 1989 ad oggi. Il progetto è stato al centro dell'incontro di oggi "Acqua, ghiacciai e cambiamenti climatici", organizzato dall'Università degli Studi di Milano e Levissima, impegnate dal 2007 in un progetto di ricerca scientifica per monitorare lo stato dei ghiacciai e tutelare il patrimonio delle nostre montagne italiane.

Gli studi condotti a questo scopo sono stati effettuati sul ghiacciaio del gruppo Dosdè-Piazzi, in alta Valtellina, che ormai si può definire un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. E' dunque dal 1989 che non viene realizzato un elenco completo ed omogeneo dei ghiacciai italiani, risorsa importante dal punto di vista idrologico, climatico e turistico, ed è da oltre mezzo secolo che non si fornisce un quadro chiaro delle variazioni avvenute al glacialismo italiano. "Se si pensa che proprio il glacialismo è ormai considerato l'indicatore più affidabile delle trasformazioni climatiche in atto, il significato di questo progetto appare subito ben chiaro", dichiara Claudio Smiraglia dell'Università degli Studi di Milano, a capo del progetto di ricerca.

Il primo catasto predisposto dal Comitato Glaciologico Italiano, realizzato fra il 1959 e il 1962 con l'utilizzo di cartografia a varia scala, aveva censito 838 corpi glaciali, di cui 745 ghiacciai veri e propri e 93 glacionevati, cioè forme prossime all'estinzione, estesi complessivamente su una superficie totale di 525 kmq. Nel secondo catasto, quello del 1989, vennero censiti 807 corpi glaciali, 706 ghiacciai veri e propri e 101 glacionevati, con una superficie totale glacializzata di 482 kmq.

Il nuovo catasto dei ghiacciai italiani sarà predisposto per rispondere ai requisiti internazionali del World Glacier Monitoring Service (Wgms), l'ente internazionale con sede a Zurigo che raccoglie e rende disponibili i dati dei ghiacciai di tutto il mondo. Permetterà, inoltre, il confronto con catasti pregressi e con quello redatto dal Comitato Glaciologico Italiano-Cnr negli anni Sessanta del secolo scorso, consentendo così di quantificare a livello globale italiano la contrazione del glacialismo.

Si prevede la rilevazione, per ogni ghiacciaio, di una serie di dati identificativi (codice Cgi, codice Wgi, nome, coordinate, gruppo montuoso, bacino idrografico), classificativi (ghiacciaio, glacionevato, ghiacciaio vallivo, ghiacciaio montano) e morfometrici (superficie, esposizione). I dati saranno ricavati analizzando diverse fonti recenti: foto aree, immagini satellitari, cartografia, letteratura preesistente. "Si creerà in questo modo un data base che potrà essere ampliato e aggiornato in tempi successivi, che verrà reso disponibile per la comunità scientifica nazionale e internazionale, per gli operatori del settore e per i cittadini, rispondendo alle richieste più comuni che riguardano il numero di ghiacciai, la loro superficie e le loro variazioni recenti", spiega Claudio Smiraglia, professore ed esperto glaciologo dell'Università degli Studi di Milano.

La compilazione di un primo elaborato informativo-descrittivo sarà curata dal Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Milano, mentre i risultati verranno discussi, analizzati e validati dal Comitato Glaciologico Italiano. "Il catasto dei ghiacciai è un esempio virtuoso di interazione fra competenze e risorse di enti pubblici, come l'Università degli Studi di Milano, di istituzioni scientifiche e culturali, come il Comitato Glaciologico Italiano e il Comitato Ev-K2-Cnr, e di privati, come Levissima, per il raggiungimento di un obiettivo comune", dichiara Agostino Da Polenza, presidente di Ev-K2-Cnr.

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