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Rinnovabili, dazi compensativi a importazioni cinesi riequilibrano gap competitivo

Oltre il 70% delle installazioni realizzate sul territorio nazionale sono state chiuse a favore di quelle cinesi, danneggiando gravemente la competitività dell’industria nazionale

29 Novembre 2012

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Rinnovabili, dazi compensativi a importazioni cinesi riequilibrano gap competitivo
Oltre il 70% delle installazioni realizzate sul territorio nazionale sono state chiuse a favore di quelle cinesi, danneggiando gravemente la competitività dell’industria nazionale

Roma, 29 nov. -(Adnkronos) -“L’attività che sta svolgendo la Commissione Europea è un’indagine investigativa volta a determinare se e in quale misura possano essere state attuate delle pratiche illecite di dumping o di ricezione di sovvenzioni illegali da parte delle società produttrici e importatrici di moduli fotovoltaici cinesi. Qualora la Commissione dovesse rilevare l’esistenza di queste pratiche illegittime, potrebbe ricorrere all’imposizione di dazi compensativi sui prodotti di importazione dalla Cina". Così Alessandro Cremonesi, presidente del Comitato Ifi (Industrie Fotovoltaiche Italiane) in risposta all’appello formulato dall'Alliance for Affordable Solar Energy al ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera durante la visita istituzionale in Cina, auspicando la mediazione della disputa antidumping tra produttori solari cinesi e europei.

"Il termine compensativo - aggiunge - è fondamentale per far comprendere ai più che non si tratta di dazi all’importazione per elevare barriere protezionistiche o minare il libero mercato ma che si tratta di misure necessarie per riequilibrare quel gap competitivo tra gli operatori nazionali ed europei e quelli cinesi, generato da un atteggiamento illecito o illegittimo". A causa delle pratiche di dumping attuate da aziende cinesi, prosegue Cremonesi, "oltre il 70% delle installazioni realizzate sul territorio nazionale sono state chiuse a favore di quelle cinesi, danneggiando gravemente la competitività dell’industria nazionale, che si è trovata in un mercato viziato dall’effetto dumping e costretta quindi a produrre per due anni al di sotto della metà della propria capacità produttiva”.

Nel caso in cui la Commissione dovesse confermare l’esistenza di pratiche illegittime da parte dei produttori e importatori cinesi, "è falso e demagogico affermare che oggi siano a rischio oltre 30.000 posti di lavoro in Europa", aggiunge Cremonesi sottolineando che "almeno 30 produttori europei e italiani di celle e moduli fotovoltaici nell’ultimo anno sono stati costretti a chiudere a causa di tale illegittimo comportamento". Il presidente del Comitato Ifi conclude "appellandomi al ministro Passera e chiedendo, nel caso in cui siano confermate le pratiche scorrette del mercato, che non ci sia nessuna mediazione per i responsabili di tali comportamenti illeciti. Riteniamo giusto che chi ha operato nel mercato barando, si assuma la piena responsabilità delle sue azioni e degli effetti che queste genereranno.”

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