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Sostenibilita

Il global warming minaccia il futuro della pasta, grano vulnerabile a temperature

E' l'allarme che lancia Newsweek

Un rialzo di un grado Fahrenheit della temperatura globale negli ultimi 50 anni ha provocato una diminuzione del 5,5% della produzione globale di grano, secondo le stime di David Lobell, progessore del Center on Food Security and the Environment della Stanford University

12 Dicembre 2012

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Il global warming minaccia il futuro della pasta, grano vulnerabile a temperature
Un rialzo di un grado Fahrenheit della temperatura globale negli ultimi 50 anni ha provocato una diminuzione del 5,5% della produzione globale di grano, secondo le stime di David Lobell, progessore del Center on Food Security and the Environment della Stanford University

New York, 12 dic. (Adnkronos) - "Un mondo senza pasta è impensabile, l'Italia avrebbe un infarto culturale, rivolte sociali potrebbero esplodere nel nord della Cina, dove i 'noodles' sono la dieta base. Ma se gli esseri umani vogliono continuare a mangiare pasta, devono intraprendere un'azione più incisiva contro i cambiamenti climatici". E' l'allarme che lancia Newsweek, ricordando come ormai siano molti gli studi scientifici, oltre che i riscontri dell'osservazione nel mondo reale, che stabiliscono come la produzione globale di grano risentirà sempre di più dell'aumento della temperatura, e le conseguenti siccità e tempeste.

Se anche granturco e riso, che insieme al grando costituiscono le produzione fondamentali per l'alimentazione umana, soffrono per i cambiamenti climatici, è il grano quello che appare destinato ad essere più vulnerabile per il rialzo delle temperature. Quindi si rischia di dover dire addio non solo alla pasta ma anche al pane, e soprattutto rassegnarsi anche nel breve termine ad un costante rialzo dei prezzi di questi due alimenti base.

Si pensi, per esempio, che un rialzo di un grado Fahrenheit della temperatura globale negli ultimi 50 anni ha provocato una diminuzione del 5,5% della produzione globale di grano, secondo le stime di David Lobell, progessore del Center on Food Security and the Environment della Stanford University. Entro il 2050 gli scienziati prevedono che si registreranno ogni due anni delle estati con temperature record nelle zone considerate i granai globali, e che la produzione potrebbe precipitare del 23.27%.

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