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Piattaforma biometano: "Centrali in strategia Clima-Energia"

AdnKronos

Rimini, 8 nov. (AdnKronos) - Il gas rinnovabile deve essere centrale nella strategia Clima-Energia europea e nazionale perché il biometano rappresenta una soluzione per il contrasto ai cambiamenti climatici. Lo ribadisce, in occasione di Ecomondo, la Piattaforma Tecnologica Nazionale Biometano, coordinata da Cib (il Consorzio Italiano Biogas) e Cic (il Consorzio Italiano Compostatori) e partecipata da Anigas, Assogasmetano, Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Legambiente, Ngv Italy, Utilitalia, Snam e Italian Exhibition Group. Il piano europeo Clima-Energia pone per il 2030 obiettivi ambiziosi, in vista di un traguardo al 2050 caratterizzato da uno scenario energetico a basso contenuto di carbonio. L’Italia, come gli altri stati membri, sarà chiamata a breve dall’UE a rendere nota la propria strategia di avvicinamento agli obiettivi comunitari. Per questo, i membri della Piattaforma Tecnologica Nazionale Biometano hanno portato il loro contributo alla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea per raccogliere spunti e osservazioni da imprese, autorità e società civile sul tema delle politiche energetiche del futuro. “Siamo convinti che la produzione del biometano e di idrogeno rinnovabili possa raggiungere livelli molto elevati in Italia e in Europa – dichiara Piero Gattoni, presidente Cib – tali da contribuire, grazie a un utilizzo dell’infrastruttura gas esistente e in combinazione con l’elettricità rinnovabile, al fabbisogno energetico dei Paesi membri e alla decarbonizzazione dell’economia e dei trasporti, il tutto conseguendo sensibili risparmi rispetto ad uno scenario futuro senza gas". "Se vogliamo conseguire il traguardo di un’economia a zero emissioni nette entro il 2050 - continua Gattoni - dobbiamo considerare il biometano come un elemento chiave anche in termini di sostenibilità economica: a livello europeo, infatti, potremmo arrivare a produrre oltre 122 miliardi di metri cubi di gas rinnovabile entro trent’anni; tale produzione ci permetterebbe di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione risparmiando fino a 138 miliardi di euro". La filiera del gas rinnovabile produce ricadute positive sull’economia e sulla società: la produzione di biometano da agricoltura sostenibile permette, ad esempio, di rilanciare l’occupazione nelle campagne e di adottare pratiche diffuse di sequestro del carbonio nel terreno, abbattendo le emissioni delle aziende agricole, arricchendo e proteggendo il suolo coltivato grazie all’uso della fertilizzazione con il digestato e all’utilizzo dei doppi raccolti. "A questo proposito - sottolinea Gattoni - riterremo utile un coinvolgimento diretto anche del Ministero delle politiche agricole su questo dossier che può essere occasione". Per Massimo Centemero, direttore del Cic, "il biometano da FORSU rappresenta uno degli assi portanti del futuro dell’economia circolare: l’Italia è pronta a cogliere questa innovazione ed entro la fine del 2018 saranno 8 gli impianti consorziati CIC in grado di produrre biometano a partire dai rifiuti organici. Quest’anno il decreto legge, varato a marzo, per la promozione dell’uso del biometano nel settore dei trasporti e le agevolazioni per le imprese a forte consumo di gas naturale ha segnato una svolta importante, così come l’approvazione del nuovo pacchetto di direttive europee sull’economia circolare che punta a valorizzare il rifiuto organico in Italia". "La rivoluzione del biowaste è pronta a coinvolgere tutto il Paese, come dimostra il primo impianto a biometano da Forsu del Centro-Sud, inaugurato a settembre a Rende, in Calabria. Grazie all’upgrading del biogas a biometano - conclude il direttore del Cic - nel prossimo biennio si potrebbero avere circa 200 mln di Nm3/anno di biocarburante avanzato da FORSU".