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Cinema

Gabriele Muccino, l'anti Nanni-Moretti

13 Agosto 2015

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Gabriele Muccino, l'anti Nanni-Moretti

È stato rilasciato il trailer del nuovo film di Gabriele Muccino. Dire che incuriosisce «di brutto», come direbbe Claudio Santamaria (che con lui lavorò in Ecco fatto, L’ultimo bacio e Baciami ancora), è dire poco.  Si intitola Fathers & Daughters, Padri e figlie, ed arriverà nelle sale italiane il prossimo ottobre. Nasce dallo script di Brad Desch incluso nella Black List 2012, la rassegna delle migliori sceneggiature non ancora prodotte (in quell’anno) e visionabili sul sito www.blklst.com.

Sito che dovrebbero consultare altri registi italiani, a partire dal polemico e sempre eteroaccusatorio Nanni Moretti che ha recentemente addebitato la disaffezione del pubblico italiano nei confronti del cinema italiano a «pigrizia». E non al sospetto che non tutti, ma troppi film di Nanni - come di altri registi nostrani - siano eccessivamente autoreferenziali o ideologici.E allora uno sta a casa a guardarsi allo specchio o a leggersi Il Capitale di Marx che fa prima.

Poiché scevro dall’ideologia, Gabriele Muccino è stato spesso erroneamente considerato un regista «leggero», dedito a raccontare «sciocchezze» come sentimenti e generazioni (gli adolescenti in Ecco fatto, poi i trentenni, poi i quarantenni) che, invero, sono le basilari livelle delle vite di tutti. Nella sua carriera, prima localizzata in Italia, poi «emigrata» negli Stati Uniti, Gabriele ha vissuto la parabola del nemo propheta in patria sua. E duole riconoscere che pur a fronte di un grande talento accompagnato a una grandissima sensibilità, qui, da alcuni, sia ancora considerato di valore inferiore rispetto a quello che oggettivamente possiede e ha dimostrato, apprezzatissimo, Oltreoceano. Basti dire - per ricordare ai nostri tromboni chi è esattamente Gabriele lì - che la versione statunitense del suo L’ultimo bacio, The Last Kiss, fu sceneggiata addirittura da Paul Haggis, il regista premio Oscar che di solito sceneggia per sé e per Clint Eastwood... O che la versione filmica di Paura di volare, il romanzo di Erica Jong simbolo del femminismo, è stata affidata, qualche mese fa, proprio a Gabriele.

Interpreti di Fathers & Daughters sono il monumentale premio Oscar Russell Crowe, Kylie Rogers (che interpreta la figlia da piccola) e Amanda Seyfried (che la impersona da trentenne). Nel cast anche Jane Fonda, Octavia Spencer e Diane Kruger. Il film, strutturato su un montaggio di flashback che, conoscendo la mano di Gabriele, conferiranno certamente alla storia un incedere emotivamente coinvolgente (già il trailer e stato definito «struggente»), racconta una storia in cui tutti possono riconoscersi: del resto il rapporto tra padre e figlia è il più importante per una donna, ma raramente rientra nelle trame cinematografiche. In una scena del trailer la bimba, strappata al padre, gli corre incontro con la stessa intensità con cui il bambino abbandonato nel Monello di Charlie Chaplin reclamava di non essere allontanato dal vagabondo Charlot, che se ne prendeva cura come un genitore. In Fathers & Daughters, però, la coppia padre-figlia è molto più vicina ai nostri tempi. Jake Devies è uno scrittore premio Pulitzer che dopo un incidente stradale di cui è involontario responsabile resta vedovo e deve crescere da solo la cinquenne Katie. Combattendo, tra altro, contro i parenti che vogliono portargliela via. Le ripercussioni del travagliato rapporto col padre saranno l’ossatura piena di buchi neri di Kylie adulta, diventata non a caso psicologa. Si tratta del quarto film statunitense di Gabriele Muccino, dopo La ricerca della felicità (2006), Sette anime (2008) e Quello che so sull’amore (2012), un decennio a stelle strisce interrotto solo nel 2010 per Baciami ancora, il sequel de L’ultimo bacio.

Quello che so sull’amore non ha avuto i fasti critici dei due precedenti film made in Usa e subito, qui, se ne fece un caso, chiedendosi malvagiamente se fosse finita l’avventura americana di Gabriele. Con La ricerca della felicità incassò più di trecento milioni di dollari, gli auguriamo altrettanto con Fathers and Daughters. Ai malvagi diciamo che uno che fa sempre strike è un cecchino, non un regista, e delle due l’una: o criticate Gabriele perché non ideologico, utilizzando il noto pregiudizio comunista nostrano, o perché non ha incassato con Quello che so sull’amore, utilizzandolo lo stereotipo capitalistico. In ogni caso, sono entrambi opinabilissimi.

Gemma Gaetani

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