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Maurizio Crozza, brutta fine su La Nove: sceglie i soldi, lo share lo condanna

5 Aprile 2017

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Maurizio Crozza, brutta fine su La Nove: sceglie i soldi, lo share lo condanna

Va bene il genio, il colpo d’occhio e la velocità d’esecuzione come direbbe il Sassaroli di Amici miei. Eppure.

Eppure, c’è qualcosa che stride in Fratelli di Crozza, lo show catarifrangente che allieta, a ciclo davvero continuo, la serata del venerdì della Nove. Non è tanto l’ascolto, che pure è calato: dal 5,4% degli esordi al 4,5% di venerdì scorso. Il 4% è un dato buono per una rete con media dell'1%, ma è lontano dal 9% de La7 (e tra l’altro, andando in onda una volta a settimana, risulta irrilevante per la media di rete). Certo, finita la concorrenza di Standing Ovation di Antonella Clerici su Raiuno magari gli spettatori di Maurizio aumenteranno. O magari no. Io sospetto che il calo sia dovuto anche alle repliche, mitragliate a pioggia; ce n’è una di seguito dopo la prima serata che scivola come in un mantra nella notte, poi un’altra la domenica alle 19.45, e poi un’altra il lunedì alle 23; è come infilarsi in quei cinema parrocchiali anni 70, dove potevi entrare nel secondo tempo vedendo il primo tempo subito dopo, ma incasinandoti trama e ordine delle sequenze. Un effetto straniante e metafisico. Ci sono, qui, quasi più repliche che spettatori.

Ma no, non è l’ascolto il neo del programma di Crozza. È la perdita di visibilità. Crozza non emerge più dal dibattito politico, i suoi tormentoni non fanno più capolino nei discorsi da bar, la forza dirompente di ogni sua battuta si perde nel fragore factual e ultrapop - seppur rispettabilissimo - della rete Discovery. Intendiamoci, il genio di Crozza rimane.

Certo, risulta un po’ appannato dal livore e dalla presa di posizione ideologica; per esempio, quando interpreta «Maligno» Belpietro che racconta la gente di Rovigo preoccupata dagli immigrati che si fregano le strisce pedonali e i semafori («Ci vuole l’esercito!»), Crozza carica troppo il personaggio e non fa ridere - eppure sarebbe una parodia esilarante se lavorata meglio di ironia - . O quando sfodera un simil-Canavacciulo Mannoni o una simil Botteri pesca sorrisi in un bacino d’utenza che non è più il suo.

Per dire, l’altra sera, era assai ben costruita la parodia dello scrittore-montanaro Mauro Corona che bofonchia «bisogna togliere il superfluo, sottrarre. Non sai quanto è bello asciugarsi con la pelliccia di montone ancora attaccata al montone vivo. Farsi il bidè sfregandosi con la corteccia di abete strappata con i denti...». Era bellissima, diciamoci la verità. Ma non se l’è filata nessuno. Come quella di Michele Emiliano, altrettanto memorabile, che, nel delirio del pre-primarie, ricorda a tutti, soprattutto a se stesso, di essere magistrato. Epperò era talmente memorabile che non se l’è ricordata nessuno. Un tempo bastava una loffia di Crozza travestito da Razzi per scatenare parodie, creare miti, innescare interrogazioni parlamentari. Oggi si parla di più del Crozza nello spot della Lavazza che di quello sul 9. O la 9, ancora non ho capito come si dice.

Il mese scorso, prima di esordire Crozza fece uno spot bellissimo ispirato al film Ogni maledetta domenica, con egli stesso allenatore che arringava i suoi personaggi in uno spogliatoio: «Adesso per tre anni saremo su una rete dove non ci sarà la Gruber a lanciarci, non ci sarà Mentana dopo di noi, saremo in mezzo a Malattie imbarazzanti, Airport security Nuova Zelanda, Io e io miei parassiti, saremo in onda su una rete che io ho scoperto solo quando mi sono seduto male sul telecomando. Sarà un inferno...». Aveva ragione.

Per ora il portafoglio ha prevalso sulla visibilità - e quindi - sull’autorevolezza. Speriamo tutti, sinceramente, che la tendenza s’inverta...

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • alfa.omega

    06 Aprile 2017 - 14:02

    I danè in i danè.......'pecunia non olet''.....dicevano gli antichi romani. E Crozza il latino l'ha studiato e capito fin da piccolo.

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  • 275724@hidden.com

    275724

    06 Aprile 2017 - 03:03

    Da buona Zecca Rossa e genovese...... tiene famiglia....prima i soldoni (Grillo docet).

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