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Ciao Darwin , Madre Natura mette al tappeto Papa Francesco: un grosso caso per la Chiesa

21 Aprile 2019

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Ciao Darwin, Madre Natura

Ciao Darwin batte la Via Crucis in mondovisione 25 a 15. Si intende, in termini di share. E per la celebrazione nella suggestiva cornice del Colosseo, come recitano le presentazioni dell' evento, si tratta probabilmente degli indici di ascolto più bassi di sempre.

Già era noto il fatto, come ampiamente sottolineato da giornali e siti online, che i testi e i discorsi, soprattutto quelli preparati quest' anno da suor Eugenia Bonetti, sarebbero stati pervasi da una vis politica e polemica, più che da una riflessione religiosa. E che avrebbero puntato il dito contro il governo e in primo luogo contro il ministro dell' Interno, Matteo Salvini. Per non essere pronti all' accoglienza, anzi, per chiudere le proteste in faccia ai migranti, persone che hanno bisogno di soccorso «per puro calcolo politico». Questo potrebbe non essere piaciuto, tanto da "costringere" persino la platea più affezionata all' evento a cambiare canale. Buttandosi alle spalle l' atmosfera raccolta del Calvario tra le pietre del Colosseo e incollandosi allo schermo per Paolo Bonolis e le sue "bbone", belle ragazze piuttosto spogliate.

BASTA CON LA POLITICA
Stiamo parlando di tivù, dopotutto. Potrebbe anche trattarsi di una casualità, di un momento di distrazione, di voglia di semplice serata casalinga un po' stravaccata. O forse non solo. Forse c' è qualcosa di più profondo e inquietante, nascosto sotto i soliti numeri che illustrano l' audience. Milioni di telespettatori italiani hanno preferito appunto ascoltare le acrobazie verbali e le battute fulminanti di Bonolis, che è e rimane un genio mediatico; hanno seguito rapiti i dimenamenti di ragazzone discinte - a quanto pare il mettere in scena donne come in una fiera agricola in questo caso non indigna nessuno e non fa scatenare la furia vendicatrice di alcun movimento alla #Metoo - e bearsi delle tribolazioni e sbertucciamenti di improbabili personaggi alle prese con vasche ricolme di fango, fosse in cui calarsi tra rettili e insetti, mangiare cose innominabili e altre simili piacevolezze.

In questione non è tanto se piaccia o meno il trash. Già sappiamo che piace e migliaia di parole sono state spese, e molto autorevolmente, sul perché piaccia. È che ora prende il sopravvento, travolgendo anche capisaldi della tradizione. Come appunto la Via Crucis in diretta alla presenza del Pontefice. Alcuni fra questi appuntamenti si può dire che abbiano fatto storia. Ricordiamo quel Venerdì Santo del 2005 in cui i testi che accompagnavano il percorso erano stati scritti dall' allora cardinale Joseph Ratzinger, che di lì a poco sarebbe diventato papa, dopo la morte di Giovanni Paolo II.

Testi in cui riecheggiava forte un grido di dolore per la Chiesa «con la veste e il volto così sporchi». Parole che hanno fatto il giro del mondo e che hanno assunto in breve una grande forza profetica. E l' immagine di Giovanni Paolo II aggrappato alla croce, davanti a uno schermo televisivo, incapace di muoversi, sono anch' esse passate alla storia, capaci ancora di scuotere e commuovere.

Sembrano lontani i tempi in cui non c' era storia, quando nessun canale poteva competere con il rito sacro in diretta. Nel 2000-2001 gli ascolti erano ancora al, primo posto, si arrivava a share del 25 per cento e anche oltre. Che cosa succede? Stiamo assistendo ad una trasformazione antropologica dell' italiano medio? 

SELFIE E PREGHIERE
O stretto tra l' ascolto di testi anti-Salvini anche all' ombra della Croce e lo spettacolo trash non ha più neanche un dubbio. Dobbiamo invocare la decadenza spirituale che sembra allungarsi ovunque? Dobbiamo, ancora una volta, ricordare che solo pochi giorni fa pochi Parigi, mentre Notre Dame bruciava, c' erano sì persone inginocchiate a pregare o immobili a guardare piangendo, ma molti altri scattavano selfie con il cellulare immortalandosi con lo sfondo di una cattedrale in fiamme... Forse anche gli italiani stanno dimenticando cosa significhi celebrare il Venerdì Santo.

In ogni caso, a ben pensarci, qualche giorno dopo che Cristo fu crocifisso, in pochi ricordavano ancora l' avvenimento. Lentamente, ma inesorabilmente, quella Croce fu innalzata però ai quattro angoli della Terra. E dopo duemila anni, magari facendo zapping col telecomando, tra uno sgambettio e una battuta, qualcuno guarda ancora quella Croce passare intorno al Colosseo. E magari altri non guardano nulla, spengono la tiv, vanno in chiesa e la vanno a pregare lì, quella Croce.

di Caterina Maniaci

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