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Il film di Matteo Garrone

Roberto Benigni riparte dal suo unico flop: il "Gepetto" con cui il comico gioca il riscatto

18 Giugno 2019

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Roberto Benigni

Avremo una rivincita di Natale? È possibile. Diciassette anni fa nel Natale del 2002, Roberto Benigni uscì col suo Pinocchio. Che doveva essere un trionfo, in Italia (costo, 45 milioni di dollari) e in America dove l' attore- regista dopo il trionfo de La vita è bella era ritenuto una hot property, una garanzia per il botteghino. E invece in Italia fece flop.

Una settimana d' incassi favolosi. Poi cominciò a funzionare il passaparola. Che fu micidiale dovunque. A casa, in ufficio al bar tutti gli spettatori della prima settimana diffusero la cattiva novella: il film era noioso, poco divertente, Benigni poi del tutto sfasato come burattino animato (un cinquantenne truccato da impubere). Tra i detrattori più acidi, il povero grande Carlo Giuffrè. Benigni gli aveva affidato la parte più bella della storia, quella di mastro Geppetto e poi gli aveva tagliato tutto.

sponsor «Quasi tutte le scene insieme», rammentava prima di morire il povero Carlo «lui me le buttò via. Appena si accorgeva che io venivo fuori meglio di lui, Benigni buttava.

Ma che pretendeva? Io ero un attore di grandissima esperienza, avevo recitato tanti anni con Eduardo. Lui veniva dal cabaret. Mica poteva darmi lezioni». Qualche settimana dopo Pinocchio uscì in America e non andò meglio. Anzi non tenne neanche la settimana. Nonostante Benigni avesse usufruito dello sponsor più invidiabile del mondo.

Il grande Steven Spielberg (che aveva apprezzato molto La vita è bella) volle sostenerlo a ogni costo e arrivò a sostenere che era un capolavoro. Non persuase nessuno tantomeno i recensori Usa. L' unica cosa che fu salvata fu la splendida fotografia di Dante Spinotti.

Sono passati 17 anni e dopo quel film la carriera cinematagrafica di Benigni s' è spenta (una sola altra regia La tigre e la neve più un' amichevole partecipazione per Woody Allen in To Rome with Love). E ora il gran ritorno. Per Natale è annunciato un altro Pinocchio. Ma stavolta dirige Matteo Garrone (Gomorra, Dogman) e Benigni stavolta non deve fare l' impubere ma Mastro Geppetto, un ruolo che almeno sulla carta gli calza bene. Ha l' età della parte, e poi la buffa bontà che negli anni d' oro era il suo marchio di fabbrica.

Garrone l' ha messo in buona compagnia. Gigi Proietti è Mangiafuoco. Marcello Fonte (attore feticcio di Garrone dopo Dogman) farà il Pappagallo. E Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini nei ruoli del Gatto e della Volpe.

fata turchina francese Essendo un film di Garrone e non di Benigni, niente ritorno di Nicoletta Braschi come fata Turchina. La fata il nuovo regista l' ha voluto sexy, magari non come la Lollobrigida che la impersonò nella versione di Luigi Comencini, ma quasi. Garrone è andata a cercarla in Francia offrendo la parte alla 28enne Marine Vatch, attrice feticcio di Francois Ozon.

Ora la domanda (fino a Natale) sarà quella: Benigni avrà la sua rivincita? I consensi (e gli incassi) per il nuovo Pinocchio lo ripagheranno delle amarezze del 2002? È possibile. Roberto come Geppetto può essere meraviglioso. E Garrone è un regista molto bravo. Molto più di Benigni che come direttore tenne alti gli incassi più che per la bravura (Il mostro e Johnny Stecchino sono oggi inguardabili) sulle sue grandi capacità di promoter (alla vigilia della prima brancicava Raffaella Carrà e il gioco era fatto).

Garrone poi è innamorato delle favole. Tre anni fa resuscitò Lo cunto de li cunti (Il racconto dei racconti). Oggi ci riprova con la fiaba più bella mai scritta da autore italiano. Tanti auguri a. A lui e a Robertaccio.

di Giorgio Carbone

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