Metoo all'italiana

Roberta Lena: "A letto massimo con più di due deputati, così funziona in Italia"

C'è anche la politica nell'affresco a tinte foschissime delle molestie sessuali nel mondo del cinema e del teatro italiano. Da alcuni giorni Repubblica sta raccogliendo le denunce di varie attrici, vittime negli anni di aggressioni, pressioni fisiche e psicologiche, minacce e boicottaggi da parte di colleghi, registi e produttori. Nel dossier, sempre più corposo e scottante, rientra ora anche Roberta Lena, nata a Bologna nel 1963. Nel suo lungo curriculum, lavori con maestri della cinepresa come Bellocchio, Virzì, Soldini e Tornatore. Ma anche esperienze assai spiacevoli con un direttore della scuola di teatro, un comico di fama, un produttore importante.

 

 

 

Il clima è quello, viscido e inquietante, del "non detto", filo rosso di questo Metoo all'Italiana. "Può succedere sempre - spiega la Lena -. Lina Sastri al Centro sperimentale si raccomandò: 'Quando vi chiedono una scena di nudo controllate sia necessaria e in sceneggiatura'". Poco più che adolescente, nella speranza di diventare attrice, provò a iscriversi a un corso di teatro nella sua città. "Venni convocata dal direttore della scuola. Entrai, era tutto in penombra, capii dove voleva andare a parare. Rinunciai, poi andai a Roma al Centro sperimentale". Nella Capitale del cinema italiano si imbatte in un produttore assai marpione: "Mi disse: 'Se non la dai al produttore non lavorerai mai nel cinema italiano, non hai alternative'. Salutai e ringraziai, ma fu brutto". La carriera della Lena è continuata, "ma con lui non lavorai mai".

 

 

 

 

 

"Un comico - ricorda ancora l'attrice sulle pagine di Repubblica - una volta addirittura si propose di aiutarmi con la Sip, c'erano ancora i telefoni fissi, in cambio dei miei favori. Robe da matti". Non manca, vista la testata, un velenoso riferimento politico: "Il peggio l'ho visto negli anni di Berlusconi. Sul set di una grande fiction, prima serata, scoprii l'esistenza delle roulotte singole per le amanti dei ministri. E delle roulotte 'di gruppo' per quelle dei deputati. Una ragazza mi spiegò che per far carriera non bisognava andare a letto con più di due deputati, andavano scelti bene. Concluse che lei si sarebbe poi data alla politica. Qualche volta il suo nome l'ho visto".