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Pino Insegno? Una scomoda verità: quando fu cacciato dalla Rai...

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Daniele Priori
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Una reazione a catena. Potrebbe essere questo l’effetto (si spera finalmente buono) da cui prenderanno vita i nuovi palinsesti Rai. Un puzzle in via di composizione che ormai da mesi vede al centro delle maggiori aspettative Pino Insegno, attore, showman, doppiatore di chiarissimo successo che non manca mai di affiancare alla bravura anche quell’umiltà e quell’animo leggero che fanno di un comico un grande artista, capace di sorridere e restare in silenzio, nonostante la ridda di polemiche (quasi mai eleganti) che da settimane, se non da mesi, cercano di offuscarne il talento.

Una reazione a catena, appunto, come la trasmissione omonima che proprio Insegno ha condotto dal 2010 al 2013 per quattro stagioni e 362 puntate, toccando ascolti e record di share oltre il 30 per cento e consegnando (non certo per sua volontà) una macchina ben avviata nella mani di Amadeus che lo ha sostituito nelle successive tre stagioni, rilanciandosi proprio grazie al successo di quello show preserale estivo.

 

 

 

PRESERALE

Ora, però, ancora un’altra reazione a catena – al di là della singolare casualità che vedrà esattamente quello show ripartire, condotto da Marco Liorni, il prossimo lunedì 19 giugno – sarà l’effetto che si innesterà, restituendo, come pare, lo scettro del preserale (in autunno) al buon Pino Insegno che da settembre sarà chiamato a condurre la nuova stagione de L’Eredità, ereditandola da Flavio Insinna (abbastanza infastidito, secondo alcuni rumors), al punto che persone vicine all’attore hanno commentato maliziosamente sui social “per giusto merito”, riferendosi proprio al passaggio di consegne in vista tra Insinna e Insegno. Rosiconi.

NESSUNA SPIEGAZIONE

Eggià, lo si può ben dire invece. Considerando che, a fronte di un esercito di finti attuali epurati - che in realtà si sono solo dati a una conveniente fuga – è stato proprio il buon Insegno, ormai quasi dieci anni fa, nonostante il suo trentennio di carriera e militanza in Rai, ad essere stato messo davvero da parte senza ricevere alcuna spiegazione e senza che nessuno tra artisti e intellettuali, oggi costernati per l’addio di Fazio, abbiano sollevato un sopracciglio. Nonostante gli anni della Premiata Ditta abbiano fatto ridere l’Italia intera a partire dal 1981. E poi addirittura il record di ascolti raggiunto da Insegno nelle sue stagioni di conduzione dello Zecchino d’Oro, sempre tra il 2010 e il 2013, quando la trasmissione dell’Antoniano iniziò a rilanciarsi, segnando audience attorno ai 3 milioni di telespettatori per un 25 per cento di share.

 

 

 

“ME LO DICONO TUTTI”

Senza contare anche le prime serate che Insegno ha vinto con il programma Me lo dicono tutti! andato in onda a partire dalla primavera del 2011 per due stagioni su RaiUno, in contemporanea con l’esordio del fortunatissimo Tu si que vales su Canale 5 che fu superato dallo show di Pino sulla Rai grazie a un insperato 20 per cento di share. A proposito di merito, dunque, si potrebbe ben dire. E senza che in nessun modo incidesse allora la politica. Almeno quella vicina a Insegno. Tanto che, quando il Pd, senza nemmeno vincere le elezioni, è tornato al potere anche in Rai, infischiandosene beatamente di ascolti e share, ha fatto saltare tra i primi, proprio il buon Insegno. Adesso, però, alla nuova svolta mancherebbero davvero solo le firme e gli incontri che il neo amministratore delegato Roberto Sergio terrà con i conduttori vecchi e nuovi (pure con Marco Damilano per dire, ipse dixit) nelle prossime settimane. Tutto dovrà avvenire entro il mese di giugno, considerando che il 7 luglio a Napoli saranno presentati i nuovi palinsesti. E chissà quale sarà, allora, la reazione a catena tra i democratici in cerca di fantomatici martiri. Chissà. 

 

 

 

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