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Figc, sul nuovo presidente potrebbe decidere la politica

Andrea Tempestini
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L'anno zero per il calcio italiano. Azzurri fuori con ignominia dal Mondiali dopo la sconfitta con l'Uruguay. E saltano le teste. Anzi, se le fanno saltare da soli: Cesare Prandelli e Giancarlo Abete si dimettono. Il Ct dell'Italia e il presidente della Federcalcio fanno un passo indietro. Dovuto. Doveroso dopo un Mondiale così tapino (il secondo, dopo la disastrosa spedizione in Sud Africa del 2010, quando in panchina c'era Marcello Lippi per l'amaro bis). E ora? Ora il futuro è tutto da scrivere. Ma senza nessuno al vertice della Figc, chi lo sceglie l'allenatore? Certo, i vice - Demetrio Albertinii e Carlo Tavecchio - restano in carica. Potrebbe toccare a loro, ma dovrebbe toccare al prossimo presidente della Federazione. In lizza per la panchina, si sussurra, ci sarebbero otto nomi: da Fabio Capello fino a Zaccheroni, passando per l'improbabile e suggestiva ipotesi di Antonio Conte. E la politica... - In teoria, sul valzer di nomine, la politica non ci dovrebbe mettere mano. In teoria. Già, perché al tempo di Matteo Renzi - l'uomo solo al comando e che da solo su tutto decide - non si può escludere nulla. La nomina del Ct spetta alla Federcalcio, ma per la nomina al vertice della Federcalcio potrebbe scendere in campo il governo. Un nome e un cognome: Graziano Delrio, braccio destro dell'uomo da Rignano sull'Arno, massima espressione del renzismo. E' Delrio, infatti, ad avere la delega allo Sport. Certo, una decisione marchiata Delrio corrisponderebbe a un commissariamento de facto della Figc, ipotesi non probabilissima, ma possibile. Prandelli, in un certo senso, era espressione del renzismo: il nuovo, i giovani, il codice etico, lui ex allenatore della Fiorentina (certo, non gli apparteneva la spending review: il contratto di Cesare era profumatissimo). E se ora Renzi volesse cancellare la "macchia" firmando anche il futuro degli azzurri (via Delrio?).

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