Cerca

Dietro la scelta

Biasin e il caso Milan: le colpe di Raiola, quelle di Donnarumma e della sua famiglia

16 Giugno 2017

1
Biasin e il caso Milan: le colpe di Raiola, quelle di Donnarumma e della sua famiglia

Brutto e cattivo, grassone, infame, mercenario, ruba-sogni, pizzaiolo, maledetto, «sei il male del calcio», avido e fetentissimo. Ci sono mille e mille modi per sputazzare su Raiola, anche solo perché ha fatto guadagnare «molti» ma non «me». Lo si può attaccare per la residenza a Montecarlo, per i suoi modi sgraziati, per il suo sentirsi superiore, per il servilismo che i club gli riservano, per lo stile, altro. Tutto quello che volete ma, sia chiaro, nel «caso-Donnarumma» l'ingrediente principale della zuppa non è lui: se lo pensate, vi sbagliate.

Raiola, grano a parte, può avere mille ragioni per spingere il frugoletto lontano dal Milan: il fastidio per un club che probabilmente punterà su Conti e non sul «fido» Abate, può essere una questione di «rispetto» nei confronti dell'ex ad Galliani o, banalmente, la volontà di far felice il ricchissimo Florentino Perez. Sia chiaro, tutti motivi «orrendi», ma sensati.
Chi, invece, quattrini a parte non aveva nessuna necessità di schifare il rinnovo è Donnarumma in persona. E la sua famiglia, ovvio. Il sedicente «milanista» avrebbe guadagnato uno sproposito, sarebbe diventato mito, avrebbe garantito incassi superiori al Milan in vista di una possibile (probabile) cessione futura. Insomma, avrebbe preso una decisione «normale». Questo, invece, è un vero e proprio «azzardo di gruppo».

La famiglia Donnarumma sceglie le certezze, il grano «in più», ma toglie al figlio una marea di possibilità/diritti: 1) Il diritto riconosciuto a ogni 18enne di sbagliare (chi gli perdonerà più una mezza papera?). 2) La possibilità di diventare «bandiera» della squadra che ama (oh, l'ha detto lui). 3) Il diritto universalmente riconosciuto di girare per Milano o in qualunque angolo del mondo senza che un tifoso rossonero ti guardi con disprezzo o anche solo tristezza. Tutte queste «libertà» quanto valgono? I Donnarumma hanno sentenziato: non abbastanza, meglio qualche problema in più ma il portafoglio satollo. E per un secondo viene in mente Totti che guarda in faccia 70mila tifosi e dice «Adesso sono io che ho bisogno di voi». Ecco, quanto vale un momento così?

di Fabrizio Biasin

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • levantino

    16 Giugno 2017 - 18:06

    Se va a guadagnare di più,perché questa acredine? Si sono venduti,per i soldi,gente più importante di lui. A cominciare da Giuda,che per trenta denari,,,,,,,,,,,,

    Report

    Rispondi

media