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Juventus, terremoto dopo il ko in Champions: anche Paulo Dybala verso l'addio?

17 Aprile 2019

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Paulo Dybala

Nel più classico dei romanzi rosa Lui sarebbe Paulo Dybala mentre Lei la Vecchia Signora vestita in abito da sera pronta a ballare un valzer europeo. Come sempre, però, arriva L' altro: Moise Kean. In ballottaggio con l' argentino praticamente fino alla rifinitura, il millennial delle meraviglie viene tenuto in forno a media cottura per una duplice ragione. Innanzitutto una gerarchica, visto che l' imbronciato Dybala, senza Chiellini e Mandzukic, ha i gradi del capitano. E infatti scende in campo con la fascia al braccio per la prima volta in Champions (in campionato è successo già tre volte).

Nonostante il 10 però non stia vivendo il suo miglior momento, gioca una gara di sacrificio, "alla Mandzukic", ruotando intorno a Ronaldo sia quando la Juve si piazza con il 4-4-2 che quando si apre con un 4-3-3. Lo si vede anche ripiegare in difesa, proprio come il croato. Un contatto duro prima della fine del primo tempo, però, lo costringe a un forfait non proprio da mastino. Gli esami strumentali riveleranno con ogni probabilità che si tratta di un problema muscolare. Ma quando c' è da stringere i denti, in qualche modo, si chiama fuori. E allora ecco la seconda ragione per cui Kean resta in caldo.

Perché vuoi per le doti fisiche, vuoi per la libertà di pensiero, vuoi per una certa affinità anagrafica con gli avversari, senza Douglas Costa e Cuadrado è lui l' asso che Allegri tiene nella manica per provare un cambio di passo. Come qualunque mortale farebbe, il tecnico livornese, almeno in Champions, ragiona in funzione di Ronaldo.

Con Dybala in campo si gestiscono i ritmi e si cerca la rifinitura giusta per il portoghese. Che infatti, seppur su calcio piazzato, arriva. Con Kean, invece, si cerca di tenere sotto pressione la difesa, allungare l' avversario, creare spazi utili sempre per CR7. Quello che succede di fatto è che nella prima trama di gioco costruita dalla coppia d' attacco è il 5 volte pallone d' oro a rifinire per il ragazzino, che punta la porta, calcia di poco a lato e arringa la folla proprio come di solito fa Ronaldo. Uno sforzo vano, visto che poco dopo l' Ajax segna il 2-1. Ma lui ha i numeri (7 gol in 12 presenze, o per meglio dire spezzoni), la stoffa e soprattutto la voglia per incarnare il futuro del reparto avanzato della Juve.

Quella che, al momento, Dybala sembra aver perso: 5 gol in 27 presenze in serie A sono un bottino troppo magro per un 10 bianconero (per giunta tutti, a parte quello col Milan, segnati contro avversari di bassa caratura come Frosinone, Cagliari e Bologna). In Champions ne ha segnati 5, ma 4 nella doppia sfida con lo Young Boys (l' unico di peso a Old Trafford contro lo United). Nelle scorse settimane Nedved lo ha rassicurato sul futuro prossimo, ma a giugno per forza di cose andranno fatte delle valutazioni. E anche a livello metaforico, essersi ritrovati in rosa un Kean che fino a marzo è stato tenuto ai margini e invece nella gara più importante della stagione viene chiamato a salvare il salvabile, proprio al posto di Dybala, sa molto di passaggio di consegne.

di Daniele Dell'Orco

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