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Il Milan maledice i cinesi: così il buco di Li e Fassone condiziona il futuro del club

Davide Locano
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Cosa sta succedendo al Milan? Perché nell' estate dei grandi botti (la Juve prende De Ligt, il Napoli cerca James Rodriguez e l' Inter punta Lukaku) i plurimiliardari del fondo Elliott navigano sottotraccia? I tifosi mugugnano. Avevano fatto la bocca a Milinkovic-Savic e Modric e invece si trovano ad accogliere Bennacer e Krunic, mezzo centrocampo dell' Empoli retrocesso. Avevano intravisto la possibilità di tornare ai fasti di qualche anno fa e invece ora temono un ridimensionamento, anche se l' arrivo quasi fatto dell' argentino Correa è un segno di vitalità. La risposta è semplice. E parte dal passato. L' attuale società è in difficoltà sul mercato per i buchi di bilancio delle precedenti gestioni. Le sanzioni per il fair play finanziario (esclusione dall' Europa League) hanno cristallizzato la situazione senza farci capire però come vanno ripartite le colpe. Leggi anche: Povero Diavolo, il Milan sul mercato incassa solo dei "no" La responsabilità sono degli ultimi anni della gloriosa epopea berlusconiana o è bastata una stagione disgraziata, quella del misterioso uomo d' affari cinese Yonghong Li, per mandar tutto a ramengo? I numeri raccontano una parte della verità, ma non tutto. Vediamo. Stagione 2016-17: c' è ancora Silvio. Il Milan si qualifica per l' E-League e quindi deve presentare i bilanci dei tre anni precedenti. Non sono belli. Nel solo 2015 il club aveva maturato un deficit ai fini Uefa (che di solito è inferiore di circa 25 milioni rispetto a quello di bilancio, perché non tiene conto delle spese per academy, stadio, ecc) di 74 milioni, più altri 51 nel 2016 e una ventina nei primi 6 mesi del 2017. IL CONFRONTO Insomma, il rosso prodotto dall' ultimo periodo di gestione Berlusconi è stato di 145 milioni. Mentre nella stagione 2017-2018, sempre ai fini Uefa, Fassone e compagni hanno generato un deficit di 105 milioni. I freddi numeri (145 milioni di buco in 2 anni e mezzo contro i 105 prodotti in un solo anno) però nascondono molte verità. Non mettono in risalto per esempio che il mercato dell' era cinese (acquisti per 240 milioni) zavorra il Milan ancora oggi. Quasi nessuno dei "colpi" dell' epoca (la fresca cessione al Monaco di André Silva con una plusvalenza da 9 milioni è un' eccezione dovuta anche alle capacità dell' agente Jorge Mendes) oggi ha offerte. E nessuno è in grado generare plusvalenze, mentre tutti hanno appesantito i bilanci con quote di ammortamento e di ingaggio che si fanno sentire. IL COLPO ARGENTINO C'è Biglia, tanto per fare un nome, che il Milan ha acquistato per 20 milioni e che oggi Maldini e Massara cercano di inserire senza successo in tutte le operazioni di entrate. Nel bilancio 2018-19 il centrocampista argentino è costato 13 milioni alle casse rossonere (6,5 di stipendio lordo più 6,3 di quota di ammortamento) e si fa fatica a individuare squadre intenzionate a spendere anche solo la metà di questa cifra per strapparlo a Giampaolo. Più o meno la stessa situazione del terzino svizzero Rodriguez (pesa per 7,5 milioni), del centrale argentino Musacchio (pesa per 8 milioni) e del fantasista turco Calhanoglu (pesa per 10 milioni). Zero richieste per loro. Difficile portare un top player a Milano in queste condizioni ed è per questo che la nuova proprietà Elliott ha deciso di cambiare strategia e puntare su giocatori di prospettiva a costi contenuti. Bennacer, per esempio. Ha 21 anni, è stato pagato relativamente poco (16 più 2 di bonus il cartellino e 1,5 di ingaggio) e ha grandi potenzialità. Maldini e Massara stanno comunque facendo un gran lavoro, assieme a Boban. Lo dimostra il blitz a Madrid con cui Zvone ha quasi chiuso l' arrivo del centrocampista offensivo Correa (24 anni e voglia di rilanciarsi, dopo un' annata sottotono) dall' Atletico: operazione da 40 milioni più 10 di bonus facilmente raggiungibili (più altri 7 molto meno agevoli, come la realizzazione di 20 gol in serie A in una sola annata). Evidentemente un' eccezione consentita da Elliott. di Tobia De Stefano

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