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Serie A, Figc contro i medici del club: ripresa, ora il caos è totale

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Il 4 maggio si avvicina, ma il calcio non è ancora stato liberato. Anzi, le fazioni contrarie alla ripresa del campionato provano a sabotare il lavoro degli esperti. Così ieri sono apparse su Repubblica le osservazioni dei medici della Serie A (17 su 20) sul protocollo: dubbi su tamponi, sanificazione dei centri sportivi, "gruppo squadra" e gestioni di eventualità nuove positività.

Sembra la rivolta dei dottori del pallone, ma arriva subito la smentita della Roma: «In relazione alla divulgazione di quesiti riservati, i rilievi posti non erano in alcun modo volti alla contestazione del protocollo ma alla sua ottimizzazione», scrive il dottor Causarano. Segue la replica della Figc: «La questione è stata già affrontata, si teme una strumentalizzazione della situazione», è quanto viene riferito l' Ansa.

 

LA LETTERA
La lettera, infatti, risale al 19 aprile e già il giorno successivo il professor Zeppilli, guida della commissione Figc, aveva risposto al dimissionario rappresentante della A, Rodolfo Tavana (Torino). Alcuni suggerimenti erano stati integrati nel documento finale presentato mercoledì 22 aprile a Vincenzo Spadafora. E proprio il ministro dello Sport stasera sarà ospite a "Che tempo che fa". Il mondo del calcio teme un nuovo attacco che possa opporsi alla ripartenza che dovrebbe essere inserita nel prossimo Dpcm. D' altronde, l' intero governo sembra poco interessato al campionato e al rientro alla normalità. Forse per prolungare la propria stessa vita.

«Non c' è rischio zero», aveva detto Giovanni Rezza dell' Istituto Superiore di Sanità nei giorni scorsi. Posizione da scienziato, mentre toccherà alla politica «mediare tra diverse esigenze, quella della salute, quella economica e quella ricreativa». Tra i più perplessi nel Cts c' è Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani: è opportuno effettuare 1500 tamponi per il pallone? Il calcio risponde con chiarezza: pagherà di tasca propria i test e ne regalerà alla collettività cinque per ciascuno effettuato.

 

RESPONSABILITÀ PENALI
Basteranno le precauzioni a mettere al riparo dal Contagio l' universo pallonaro? È quello che si chiede la Federazione dei medici sportivi (Fmsi) che raccomandava test ogni quattro giorni - irrealizzabili - la quarantena in caso di nuove positività: sarebbe la fine del sogno di chiudere la stagione. E «se un giocatore è positivo su chi cade la responsabilità? È importante, perché si va sul penale», torna a chiedere Enrico Castellacci (Associazione medici italiani di calcio), già critico sul tema in un' intervista a Libero.

Qualche suggerimento può arrivare anche dall' estero: in Germania, dove le squadre giocheranno dal 9 maggio, il protocollo prescrive persino il comportamento in albergo durante le trasferte. Quando, per esempio, solo il personale della squadra potrà somministrare i pasti ai calciatori. Test, test, test è la filosofia tedesca, persino a sei ore dalla partita, per un totale di 20 mila tamponi: lì il sistema sanitario, però, ne può effettuare 100 mila al giorno. In Spagna il governo non vuole privilegiare i calciatori, ma la Liga corre verso la ripresa l' 11 maggio: «Abbiamo contrattato tamponi privati per i nostri impiegati». Lontana la ripartenza della Francia, in ansia per le condizioni di Sambia ancora in coma indotto: nel protocollo sono previste visite quotidiane di tipo sanitario e virologico.

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