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Djokovic no vax salta gli Australian Open. Il governo lo caccia dopo 7 ore in aeroporto: senza precedenti

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Alzi la mano chi ha mai sentito parlare di tal Mehran Karimi Nasseri. Nessuno. È, in realtà, indirettamente, un personaggio famoso. Forse non tanto quando Novak Djokovic, uno degli sportivi più vincenti della storia, ma di certo ne ha anticipato le gesta. Nasseri è il rifugiato iraniano che nel 1988 si vide rifiutare il visto d'ingresso nel Regno Unito dopo aver perso il passaporto. E in attesa di chiarimenti rimase bloccato nell'aeroporto di Parigi dove faceva scalo. Ci restò per 18 anni. Steven Spielberg lo usò come fonte d'ispirazione del suo film "The Terminal" con protagonista Tom Hanks. Ma a prestare il volto a Nasseri sarebbe potuto essere anche Djokovic, costretto a trascorrere di fatto la notte nell'aeroporto di Melbourne. Una situazione grottesca per il serbo, noto no-vax, che ha scatenato un caso mondiale con la sua esenzione prescritta dal medico per poter disputare gli Australian Open pur non essendo immunizzato.

DRITTO E ROVESCIO - Il tutto frutto dell'intervento a gamba tesa del premier australiano Scott Morrison, che non ha preso bene la "deroga" concessa al n.1 al mondo dal direttore del torneo Craig Tiley e che mentre il serbo era in volo ha assicurato che nessuno, nemmeno una superstar dello sport, avrebbe potuto ottenere favoritismi nelle regole di ingresso in Australia. Una posizione rafforzata dalle parole del Ministro dell'Interno di Canberra, Karen Andrews: «Il governo federale farà rispettare i requisiti per l'ingresso alla frontiera». E cioè: specie in una realtà molto rigida in materia e nella città che ha subito il più lungo lockdown del mondo (262 giorni) non si mette piede senza siero se non grazie ad una «prova accettabile» delle motivazioni alla base dell'esenzione, altrimenti si viene «respinti» o sottoposti a una quarantena di 14 giorni. Detto fatto. Con l'aereo ancora sulla pista d'atterraggio, la polizia di frontiera ha preteso di analizzare parola per parola la «giustificazione» presentata da Djokovic. Nole come motivo per la sua esenzione avrebbe sostenuto di essere guarito dal Covid negli ultimi sei mesi (senza che il contagio sia mai stato annunciato ufficialmente), ma dopo aver verificato la documentazione le autorità federali gli hanno chiuso in faccia le porte del Paese dei canguri. Per tutta la notte casa sua è stato il Tullamarine Airport e la possibilità di entrare nella storia del tennis diventava sempre più un miraggio. L'ostinazione di Nole a partecipare allo Slam oceanico, infatti, è dovuta al pesante ko subito contro il russo Medvedev agli scorsi Us Open di settembre (6-4, 6-4, 6-4). Quel giorno sfumarono sia la possibilità di centrare il Grande Slam sia quella di superare Roger Federer e Rafael Nadal per numero di major vinti (20). Partecipare e vincere in Australia (torneo portato a casa già 9 volte) è diventato così un appuntamento quasi irrinunciabile nonostante le sue posizioni oltranziste nei confronti del vaccino. E delle restrizioni in generale. Nole, sensibile all'emergenza sanitaria (donò 1 milione agli ospedali di Bergamo durante la prima ondata), si è sempre detto scettico riguardo i protocolli di sicurezza definendoli "estremi". Nell'estate 2020, con il circuito sospeso a causa della pandemia, aveva organizzato un torneo a Zagabria, aperto al pubblico e senza obbligo né di mascherina né di distanziamento. Dopo una festa in discoteca e conseguente assembramento il tennista era stato contagiato e costretto a chiedere scusa.


PRO E CONTRO - Le sue posizioni avevano creato certo molte dispute, ma stavolta il caso è diventato politico, diplomatico, sportivo. Il Ministro degli esteri serbo ha convocato l'ambasciatore australiano per richiedere il rilascio, e il presidente Aleksandar Vucic in persona lo aveva chiamato per manifestare la vicinanza di tutte le istituzioni serbe. Anche alcuni colleghi (no-vax) si sono dissociati dal coro di critiche quasi unanime. Il numero 96 statunitense che non partirà per Melbourne in quanto non vaccinato, ha detto: «Due commissioni mediche hanno approvato la sua domanda di esenzione. I politici la stanno rifiutando. L'Australia non merita di ospitare un Grande Slam». E il francese Pierre-Hugues Herbert, non vaccinato, intervistato da L'Équipe ha risposto così: «Non credo che sia l'unico giocatore ad avere ottenuto l'esenzione». Sarebbero 96, infatti, le domande presentate da giocatori e staff, ma pochissime quelle accettate. Quella di Nole era tra queste, ma si è rivelato tutto inutile. A quanto pare alcuni vizi di forma o imprecisioni nella compilazione del visto hanno spinto il governo australiano ad espellere Djokovic, che tornerà a casa già oggi (con conseguente battaglia legale) dopo un'intera notte a vagare tra i Duty Free. 

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