Vittima dei buonisti

Khaby Lame, il re di Instagram che dice no allo Ius soli. E la sinistra lo prende a insulti

Lorenzo Mottola

Prima hanno provato a trasformarlo in un simbolo delle battaglie per i diritti dei migranti. Poi lui si è messo a dire che dello Ius soli non gliene potrebbe fregare di meno. Così ora, non riuscendo a usarlo, gli danno del cretino. Parliamo ancora di Khaby Lame, l'influencer diventato nel giro di pochi mesi più famoso della Ferragni, con un patrimonio di 100 milioni di seguaci su Tik Tok e varie decine di milioni su Instagram (per rendersi conto di cosa ciò significhi, citiamo una stima: chi ha più di 5 milioni di fan incassa fino a 60.000 euro ogni volta che decide di pubblicare sui social un qualsiasi intervento, che si tratti di un colpo di genio o di un commento idiota da grigliata di Ferragosto). Ci tocca scusarci per l'utilizzo della brutta parola inglese "influencer", ma in effetti non è semplice descrivere il lavoro di Lame, autore di una serie di video dove - in sintesi - prende in giro altri colleghi in maniera esilarante (provare per credere).
 

 


 

 

Utilizza sempre la stessa espressione, che vedete riprodotta al centro di questa pagina, per sottolineare il suo stupore di fronte alle esagerazioni di chi, pur di attirare l'attenzione degli utenti, s' inventa di tutto. E si tratta sempre di filmati "muti": pochi conoscono la voce del 21enne nato in Senegal e trasferito a Chivasso. Ha sempre evitato la politica, almeno fino alla pubblicazione di un'intervista pochi giorni fa su Sette. Domanda fatidica: "La questione della cittadinanza lo fa arrabbiare?". Risposta abbastanza inaspettata: «No, perché io sono italiano, mi ci sono sempre sentito. Non lo dico solo io. Leggo: "Khaby, l'italiano più seguito al mondo". Allora mi dico: vedi, sono italiano, non mi serve un foglio di carta per saperlo». E l'intervistatore insiste: "Però non avere la cittadinanza toglie diritti". Risposta secca: «Sì, per esempio non posso andare facilmente negli Stati Uniti e ci vorrei andare tanto. Ma solo ora che sono diventato famoso pensano alla mia cittadinanza, prima non importava a nessuno».

 

 

 

 


ATTESA INFINITA - Come dare torto a Lame? Ci sono partiti, come il Pd, che chiacchierano di Ius soli da una vita ma che si sono sempre fermati, una volta arrivati al potere. Ma d'altra parte il ragazzo spiega che, comunque sia, a lui di queste faccende davvero non gli importa granché: «molti ragazzi mi scrivono sui social e so che questa questione della cittadinanza a loro pesa più che a me. Io sono fortunato». Come dire, spiace, ma sono problemi loro. Risultato: a rilanciare le parole di Lame sui social sono stati soprattutto politici di centrodestra, a partire dal profilo ufficiale della Lega per arrivare a chi parla di una "lezione per Enrico Letta". La seconda in pochi giorni dopo le improprie polemiche sul centometrista Marcell Jacobs, nato da madre italiana e quindi italianissimo.

GLI ATTACCHI - E qui si è aperto il caso nel caso. Khaby, in pratica, è stato accusato di non aver capito nulla e di fare il gioco di chi vorrebbe vederlo "a raccogliere pomodori" come Salvini e la Meloni. Twitter e Facebook sono pieni di accuseal piemontese nato in Africa, anche da parte di altri giovani immigrati che lo attaccano pubblicando la lista delle cose che una persona senza cittadinanza non può fare in Italia ("Anche perché per fare il tiktoker grazie a Dio non ti serve quel documento, ma per viaggiare, per studiare, per lavorare per votare, per contare qualcosa nel nostro paese eccome se serve"). A condividere si trova anche qualche giornalista spesso ospite delle navi delle Ong che fanno la spola tra Libia e Italia. Perché Lame, ci spiegano, "semplicemente non ha capito". Tradotto: se non è d'accordo con loro, dev' essere per forza un fesso. Un fesso da 60mila euro a post.