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Gli immigrati? Li accoglie soltanto l'Occidente: cosa ci rivelano gli scontri in Cile

di Carlo Nicolato venerdì 1 ottobre 2021

3' di lettura

Un vecchio sondaggio Gallup del 2017 sosteneva, dati alla mano, che i Paesi meno ospitali per gli immigrati sono tutti europei, e tutti dell'est dai Balcani in su. Un altro dell'anno successivo, condotto dal Pew Research Center, dimostrava che Ungheria, Grecia e Italia sono i tre Paesi che più degli altri considerano gli immigrati nel loro insieme un fardello, piuttosto che una risorsa. Che cattivoni gli europei, in particolare quelli che disgraziatamente si trovano lungo le rotte che i migranti percorrono per arrivare alla destinazione prescelta. Che generosi invece tutti gli altri, illuminati Paesi civili che non vedono l'ora di abbracciare il viandante che tanto ha penato in cerca di pace, di fortuna odi un sistema assistenziale accogliente. I fatti però, e non i sondaggi, ci dicono tutt' altro e dimostrano che tutti sono ospitali e benintenzionati fintanto che non gli tocca, cioè non vengono invasi.

Giusto lo scorso fine settimana nel nord del Cile un gruppo di qualche migliaia di cittadini imbufaliti ha preso d'assalto le baraccopoli e i bivacchi degli immigrati venezuelani in fuga dalla miseria di Maduro, dandoli alle fiamme. I fatti sono successi in particolare a Iquique, sull'Oceano Pacifico e sono iniziati dopo che la polizia ha evacuato un campo di migranti che sopravviveva da un anno nella piazza della città. E soprattutto dopo che il governo cileno ha annunciato l'intenzione di riprendere le espulsioni di massa di quellache è stata definita una «valanga umana illegale».

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Altro esempio recente, dall'altra parte del mondo: onde evitare di essere invasa dagli migranti afghani in fuga dai talebani la Turchia ha appena eretto un muro di oltre 200 chilometri al confine con l'Iran. Sì ma, direte voi, Ankara ha già accolto 4 milioni di siriani in fuga dalla guerra. Vero, ma gran parte di questi infelici vive in campi profughi in condizioni disumane, e la loro presenza viene utilizzata da Erdogan più che altro come merce di scambio per ottenere vantaggi politici ed economici. Dal Medio Oriente, dove potremmo dilungarci parlando degli immigrati nei Paesi del Golfo, privi di diritti fondamentali e utilizzati come lavoratori alla stregua di schiavi, passiamo all'Africa. In particolare in Sudafrica dove in questi anni l'immigrazione interna continentale, quella proveniente prevalentemente dalla Nigeria, ha innescato una serie di reazioni tra la popolazione locale sfociate in violente proteste e scontri razziali con centinaia di morti e migliaia di arresti.

Ciclicamente nello stesso Paese vengono effettuati delle sorte di pogrom ai danni dei negozi di proprietà di stranieri. Per cercare di tamponare l'immigrazione selvaggia Pretoria ha fatto anche costruire barriere lungo i confini con lo Zimbabwe, la via più battuta dai clandestini. Tornando in Asia, quella più estrema, varrebbe la pena citare il trattamento che i cinesi riservano agli immigrati illegali di cui per la verità poco si parla. I numeri ufficiali di Pechino dicono che nei primi sei mesi dell'anno sono stati scovati quasi 18mila clandestini che cercavano di in più rispetto all'anno precedente. Sono stati tutti arrestati e condotti in carceri speciali. A loro si sono uniti anche 17mila presunti trafficanti. E che fine hanno fatto quel milione di Rohingya scappati dal Myanmar e riparati in Bangladesh? Sono ancora sull'isola che non c'è, quell'isola chiamata Bhasan Char creatasi recentemente dai sedimenti dell'inquinatissimo fiume Meghna nel Golfo del Bengala, ampliata e resa "abitabile" per la bisogna dal governo. Una specie di inferno di fango e rifiuti.

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