Arezzo, 29 nov. (askanews) - In Italia l'uso degli antinfiammatori non steroidei (FANS) per il trattamento del dolore acuto è aumentato significativamente negli ultimi anni: vengono utilizzati nel 68% dei casi, contro il 44% della media europea. Lo ha rilevato Clicon in un'analisi osservazionale su un campione di 12 milioni di assistibili nel periodo 2019-23. Ne ha parlato Roberto Nasorri, Referente Arezzo FIMMG: "Il dolore rappresenta una delle problematiche sociali che coinvolgono il 70/80% dei pazienti con dolore lieve-moderato, che rappresentano a loro volta il 30/40% della popolazione generale. Cosa significa questo? Un impatto quotidiano negli ambulatori dei medici di medicina generale, un impatto quotidiano con gli specialisti del dolore, algologi, palliativisti, anestesisti che si dedicano alla riduzione della sintomatologia dolorosa con un intervento multidisciplinare, che può rappresentare ora, oggi, sempre di più l'obiettivo a cui noi dobbiamo anelare".
Eppure un trattamento non adeguato del dolore acuto limita autonomia, vita sociale e capacità lavorativa. Per questo è importante un approccio multidisciplinare che integri medico di famiglia, specialisti e supporto riabilitativo, riducendo così l'impatto su persone e sistema sanitario. Discorso ancor più valido in ambito pediatrico. A conferma le parole del Dottor Antonio D'Alvino, Presidente FIMP: "La febbre e il dolore sono due condizioni molto frequenti in età pediatrica ed è fondamentale che il pediatra di famiglia le approcci nella maniera più corretta da un punto di vista di evidenze scientifiche. Non necessariamente la febbre va trattata con un antipiretico, ma va gestita soltanto nel caso in cui comporti un'alterazione delle abitudini quotidiane del bambino. Diversamente, per la condizione del dolore è necessario sempre trattarla. Il paracetamolo è il farmaco di prima scelta, ed è quello che dà, nella stragrande maggioranza dei casi, usato a dosaggi
corretti, ottime risposte terapeutiche".
Troppo spesso la consultazione fai-da-te online può influenzare negativamente le decisioni dei pazienti compromettendo l'appropriatezza terapeutica, in questo senso l'alfabetizzazione digitale dei pazienti gioca un ruolo centrale. Ne ha parlato Gian Luca Comandini, Fondatore You&Web: "Al giorno d'oggi, più del 60% delle persone su questo pianeta, sono nate dopo il 1990, generazione X, generazione Z e così via. Dal 2005 in poi, la maggior parte di loro pensa "Prima googlo e poi decido". Questo è un problema per il proliferare delle fake news, che si stima possano viaggiare e diffondersi più velocemente del 70% rispetto a fonti autorizzate, fonti originali e fonti ufficiali, ed è un problema per il fenomeno dell'autodiagnosi, o per meglio dire la cosiddetta "cybercondria", cioè la paura che le nuove generazioni hanno che il medico si stia sbagliando e che fanno meglio ad autodiagnosticarsi il problema che hanno".



