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La "Magia Bianca" di Francesca Michielin tra incantesimi e femminismo

di TMNews martedì 9 giugno 2026
2' di lettura

Milano, 9 giu. (askanews) - Un album coinvolgente e popolato di streghe, lune, rituali, leggende popolari e figure femminili fuori dagli schemi, Francesca Michielin con Magia Bianca apre ufficialmente una nuova fase del suo percorso artistico, costruendo un immaginario ispirato a una dimensione fantasy medievale dove femminilità, cultura pop e atmosfere medievali si intrecciano continuamente. "È un concept album, è un lavoro dedicato alla figura della strega, è un disco che stride in qualche modo proprio perché vede al centro la protagonista femminile della strega che è una figura un po' alternativa a tutto quello che è la conformità".

Un percorso narrativo sospeso tra realtà e fantasia, in cui Francesca Michielin ragiona su chi sia oggi la strega. "Le streghe oggi sono quello che un po' erano anche una volta, ovvero delle donne libere, delle donne che esercitano un sapere non controllato e controllabile e donne che non spesso vengono in qualche modo non comprese e che quindi destano un po' dello scalpore".

Un album fortemente politico e femminista ma con sonorità che incantano. "Beh sì, questo è un disco in realtà pop, è un disco molto ballabile ma di fatto è un disco politico perché usa il pretesto di uno scenario idealmente medievale per parlare della società di oggi, per parlare di una società che è buia e inquieta e dove non mancano costanti processi e roghi digitali nei confronti delle persone che in qualche modo si espongono e spesso si espongono proprio per i più deboli. Per me fare musica è un po' una missione e quindi non potevo esimermi dallo scrivere delle cose in cui credo e delle cose che spero possano sensibilizzare le persone e incoraggiarle in realtà a essere loro stesse".

Francesca Michielin tornerà live per l'estate 2026 con Strega comanda Summer tour, poi in autunno sarà nei teatri. Sul palco con lei una band di donne.

"Beh l'energia femminile è un'energia in cui credo tantissimo, in cui sono a mio agio, mi trovo bene e sono felice perché grazie a queste ragazze con cui in parte ho anche scritto alcuni brani di questo disco mi trovo molto a mio agio e ho un po' ritrovato la gioia di fare questo mestiere".

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mai dato adito agli haters, ho sempre invitato le persone che mi vogliono bene a lasciar stare, le persone che odiano, proprio perché secondo me bisogna vivere in un ambiente, bisogna alimentare l'amore, il volersi bene, lo star bene. Io invito i miei fan a non ascoltare chi parla male perché i social media esistono e si alimentano proprio tramite il dialogo dell'odio, invece io amo le persone che mi amano perché fanno il contrario, perché si alimentano d'amore, quindi dimentichiamoci del resto e viviamo di persone che invece ci fanno crescere, che sono costruttive, che ci vogliono bene, io la penso così".

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"È un capolavoro della letteratura di Beckett - ha detto ad askanews la regista Judy Hegarty Lovett - e abbiamo fatto del nostro meglio per trasportalo nelle tre dimensioni e farne un eventi di arte dal vivo. Ovviamente ci piacciono le sfide, ma la compagnia Gare St.Lazare Ireland lavora da 30 anni sulla singola trasposizione teatrale dei testi di prosa di Beckett. È un'opera che si colloca a metà strada tra i diversi generi letterari e anche noi abbiamo pensato di stare a metà strada, proponendo un lavoro teatrale in una galleria d'arte e producendo un'opera che non sa come definirsi: tutto questo per me ha molto senso".

L'opera - "Com'è" nella traduzione italiana - si svela come un flusso di parola, un'onda fisica e letteraria che la potenza reticente di Beckett diffonde attraverso i due attori Conor Lovett e Stephen Dillane, ed è meraviglioso vedere come il lavoro segua il ritmo del giorno, il cambiare della luce, fino alla discesa del buio, metafora forse scontata, ma certamente beckettiana, mentre il vento invade la scena come la vita. "Io penso - ha aggiunto la regista - che si possa imparare da Beckett oggi, ieri e domani, perché lui parla di umanità, parla di persone".

Alla presentazione del progetto ha partecipato anche l'ambasciatrice d'Irlanda in Italia Elizabeth McCullough, accolta dal direttore di Berggruen Arts & Culture, Mario Codognato, che ci ha spiegato il senso dell'operazione. "Abbiamo organizzato delle mostre che pur essendo molto diverse tra loro, come la retrospettiva di Joseph Kosuth ai Tre Oci, la mostra sull'intelligenza artificiale a Palazzo Diedo e anche quella di l'omaggio a Ceal Floyer - ci ha spiegato -, sono mostre di artisti che hanno molto lavorato sull'importanza del linguaggio a vari livelli e poiché noi cerchiamo anche di essere un centro multidisciplinare, quando ci è stato proposto di ospitare questa straordinaria opera di Beckett abbiamo detto subito di sì perché chi meglio di Beckett ha lavorato sul linguaggio".

Quello a cui si assiste, anche con presenze parziali, è lo stare di fronte a una grandezza totale, ma costruita sulla sottrazione, sulla contraddizione, sulla scarnificazione per arrivare all'essenza assoluta di un suono, di una parola, di una poetica, di una letteratura che ha definito in maniera indiscutibile il secondo Novecento e le sue arti.

TMNews