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Green pass obbligatorio al lavoro, Pietro Senaldi: "Il certificato solo a chi ha il vaccino, non a chi fa il tampone"

Domani parte l'obbligatorietà di esibire il green pass per chi va a lavorare. "Siamo tutti curiosi di capire se questo provvedimento del governo paralizzerà l'Italia", dice Pietro Senaldi, condirettore di Libero, nel suo video editoriale di oggi sottolineando che la cosa "non è assolutamente esclusa". "Il dibattito del giorno", continua Senaldi, "è sul tampone gratuito per chi non si è vaccinato in modo da consentirgli, a spese dei contribuenti e della comunità che si è vaccinata di andare a lavorare e guadagnare". "È una polemica avvilente", commenta il direttore, "perché dimostra che il governo non è mai incisivo nelle proprie decisioni: fa il provvedimento, poi torna indietro, valuta di fare il tampone". "Un governo che voleva davvero puntare tutto sulla vaccinazione non deve dare il green pass a chi si è tamponato", tuona Senaldi spiegando che "il tampone certifica uno stato di quel momento: ti tamponi, sei negativo ma la sera esci e puoi diventare tranquillamente positivo e per due giorni sei libero di infettare". "Se il governo ritiene che sia il vaccino ad aver contenuto l'epidemia e non certo il tampone", prosegue Senaldi, "deve consentire il green pass solo ai vaccinati, perché è il vaccino che riduce le possibilità di contagio e riduce i casi di malattia gravi. Il vaccino è un salvavita, il tampone ti dice semplicemente se in quel momento sei positivo". "Quindi", conclude il direttore, "il dibattito tampone sì, tampone no è una grande stupidaggine perché è sbagliata la concezione e l'applicazione del green pass".

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