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Resa dei conti

Armando Siri, Giuseppe Conte ritira le deleghe: il piano per la vendetta di Matteo Salvini

8 Maggio 2019

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Tutto come previsto: il premier grillino Giuseppe Conte con un decreto presentato in Consiglio dei ministri, ha ufficializzato la revoca dell’incarico ad Armando Siri, il sottosegretario leghista indagato per corruzione e al quale il ministro Danilo Toninelli aveva ritirato la delega alle Infrastrutture poco dopo l’ufficializzazione dell’inchiesta. Al (tesissimo) vertice - iniziato con grande ritardo - erano presenti al gran completo tutti i rappresentanti di governo di Lega e M5S; assenti i ministri Tria e Moavero Milanesi.

Il ritardo del vertice era dovuto alla pre-riunione convocata da Matteo Salvini con lo Stato maggiore della Lega per decidere la strategia da adottare. Alla fine si è deciso di non arrivare alla conta, ovvero al voto, perché il M5s era in maggioranza. Ma il vicepremier leghista ha deciso di alzare la posta sui contenuti. La Lega, riferiscono fonti presenti al CdM, ha infatti chiesto a Conte di "passare dalla chiacchiere ai fatti, perché ci sono troppe cose da fare: flat tax, apertura dei cantieri, sviluppo e infrastrutture". Durante il CdM, va sottolineato, la difesa di Siri è stata affidata a Giulia Bongiorno, in un inedito e aspro duello tra avvocati con Giuseppe Conte.

La revoca delle deleghe a Siri, che ora dovrà passare al vaglio del Quirinale, era stato annunciato dallo stesso Conte nei giorni scorsi. Durante la riunione a Palazzo Chigi c’è stato solo un confronto, non una votazione, perché la procedura avviata dal capo del governo è basata su un atto di natura amministrativa (e non legislativa) e non lo prevede.

Nel frattempo, subito dopo l'appello del Carroccio sull'autonomia, riprende vigore lo scontro tra M5s e Lega. "C’è troppa corruzione nelle Regioni, è necessario sospendere le Autonomie - ha scritto su Facebook Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura della Camera -. La retata in Lombardia e l’arresto del consigliere regionale di maggioranza Tatarella di Forza Italia, la condanna a 3 anni e 3 mesi per peculato di Barracciu, consigliera regionale sarda del Pd, l’indagine al presidente di Regione calabrese del Pd Oliviero per associazione a delinquere e corruzione, e ancora, l’inchiesta in Umbria, le condanne in Abruzzo e altro ci raccontano una politica regionale vulnerabile alla corruzione, più vicina agli interessi privati che a quelli dei cittadini, a quelle di tutto il popolo italiano".

Il M5s si schiera insomma contro l'autonomia. Secca e immediata la replica leghista: "Un autorevole esponente del Movimento 5 stelle chiede di sospendere l’iter dell’autonomia perché a livello locale c’è corruzione - dice Paolo Grimoldi, deputato della Lega e segretario del partito in Lombardia -? Intanto ricordo che le maggiori forme di autonomia per le Regioni sono nel Contratto di governo, per cui fine della discussione. Ma all’onorevole Gallo rispondo che seguendo la sua logica allora dovremmo togliere subito le competenze al Comune di Roma che in questa legislatura ha avuto arresti eccellenti, come quello del presidente del consiglio comunale, senza contare la pessima gestione amministrativa della città". Lo scontro continua.

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