La prima notizia è che malgrado l’abolizione della povertà annunciata dai Cinquestelle nel 2018 gli indigenti ci sono ancora. E sono pure tanti. La seconda è che l’annullamento del reddito di cittadinanza, invece di far esplodere una bomba sociale ha, guarda un po’, diminuito il numero di persone in difficoltà economiche. Le terza è che le risorse straniere, che qualcuno insiste nel considerare portatrici di straordinarie ricchezze, non fanno altro che ingrossare le file di chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Tre clamorose balle spazzate via in colpo solo grazie al rapporto annuale sulla povertà in Italia, diffuso ieri dall’Istat.
Avete presente le bufale che da mesi raccontano sinistra e sindacati sull’incredibile crescita dei disagi sociali? Il Paese che sta andando a sbattere di Maurizio Landini? I frigoriferi vuoti di Elly Schlein? Le famiglie allo stremo di Bonelli e Fratoianni? Ebbene, nessuno vuole convincervi che ce la passiamo bene e che i prossimi mesi non saranno difficili. E neanche negare che ci siano in Italia ampie sacche di persone che faticano ad acquistare i beni di prima necessità. Ci mancherebbe altro.
Sfogliando il documento dell’Istat, però, è possibile abbandonare le cronache marziane del campo largo politico-sindacale e rimettere una buona volta i piedi sul pianeta terra. Dove non c’è traccia degli effetti devastanti provocati dalle scellerate politiche messe in atto dal governo Meloni.
Non che siamo passati dall’inferno al paradiso, per carità. Ma le cose, piaccia o no al progressista di turno che ogni giorno in tv prova a spiegarci che tutto va a rotoli, sono migliorate. Vediamo i dati. Nel 2025, spiega l’Istat, si stima che siano oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. Bene? Per niente. Sono tantissimi e chiunque sia e sarà a Palazzo Chigi deve porsi il problema. Di qui a dire che stiamo scivolando nel baratro, ce ne passa. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all’8,0%. Nel 2024 era all’8,4%. Per le persone l’asticella è al 9,3%. Un anno prima era al 9,8%. Stesso discorso per i numeri assoluti, nel 2024 le famiglie erano 2,2 milioni e i cittadini 5,7 milioni.
Bella forza, ha commentato qualche espertone di statistiche, visto che nel 2024 c’è stato il picco della povertà. Ecco, allora andiamo a vedere com’erano le cose quando non c’era Giorgia Meloni. Nel 2022, sempre rilevazioni Istat, le famiglie in povertà assoluta erano 2,18 milioni (8,3%) e le persone 5,6 milioni (9,7%).
Ora, è vero che non si tratta di variazioni talmente significative da spingerci ad alzare i calici, ma se la matematica non è un’opinione, nessun dei numeri appena citati consente di sostenere che il governo di centrodestra, accusato di aver abolito il reddito di cittadinanza e di aver abbandonato le fasce più deboli della popolazione, abbia fatto esplodere la povertà. Anzi, verrebbe da dire che essa è leggermente diminuita. Così come è stato per la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale, che nel 2022 riguardava 14 milioni di persone, per una percentuale del 24,4%, mentre nel 2025 è scesa a 3,2 milioni, con un tasso del 22,6% sul totale.
Un calo importante, e sfido qualunque esponente del campo largo a dire che non si tratti di una buona notizia, è quello che riguarda i minori. La povertà assoluta di chi non ha ancora compiuto 18 anni nel 2025 ha coinvolto 1,13 milioni di ragazzi (il 12,5% dei residenti). Nel 2024 erano 1,28 milioni (14,3%), mentre nel 2022 erano 1,27 milioni (13,4%). E arriviamo infine agli stranieri, quelli che il campo largo vorrebbe accogliere senza freni perché portano ricchezza non solo culturale (tipo le donne chiuse nei recinti quando si celebra il ramadan) ma anche economica.
Gettito, pensioni, pil. Tutto sembra appeso all’arrivo dei migranti. Ebbene, l’Istat ci spiega che il tasso di povertà delle famiglie composte solo da italiani è del 5,9%. Percentuale che sale al 26,7% tra quelle con almeno uno stranieri e che raggiunge il picco del 29,4% tra i nuclei composti esclusivamente da stranieri.




