Polveri bianche

Cocaina alla Casa Bianca, "c'è un nome nel mirino": altro disastro per Joe Biden?

Matteo Legnani

Cocaina alla Casa Bianca. E non in una zona qualunque della residenza presidenziale a Washington, ma nella West Wing, che ospita la Sala Ovale e gli uffici di alcuni dei più stretti collaboratori del presidente Joe Biden. A scoprirla, domenica sera, era stato un agente dei servizi segreti che si occupano della sorveglianza dell’edificio, il quale aveva dato l’allarme ai vigili del fuoco e al Cdc, il Center for Disease Control. Una procedura standard, nei palazzi della politica di Washington, adottata ogni qualvolta venga rinvenuta una sostanza sconosciuta o sospetta, nel timore che possa rappresentare una minaccia per l'incolumità delle persone.

 

Il tuo browser non supporta il tag iframe


Contemporaneamente, l'intera West Wing era stata sgomberata per motivi di sicurezza, mentre i vigili del fuoco e l’antiterrorismo prendevano in consegna la busta con la polverina, rinvenuta in un'area aperta al pubblico in cui i visitatori sono soliti lasciare borse e altri effetti personali prima di essere ammessi nelle stanze del potere. I Biden, quella domenica sera, secondo quanto ha poi dichiarato la portavoce Karine Saint-Pierre, erano a Camp David e non alla Casa Bianca, dove l’allarme era comunque cessato nel giro di un paio d'ore dal rinvenimento della polverina. Martedì, gli esami di laboratorio hanno appurato che la sostanza è cocaina.

E alla Casa Bianca, inevitabilmente, è scoppiato lo psicodramma. In quella stessa giornata il presidente americano aveva in programma un incontro ufficiale con il primo ministro svedese Ulf Kristersson, col quale ha discusso dell’ingresso del Paese scandinavo nella Nato. Ma, durante l’incontro con la stampa accreditata, si è trovato a dover rispondere quasi esclusivamente alle imbarazzanti domande sul ritrovamento della coca a casa sua. Perché la domanda è: chi ce l'ha portata, la droga, dentro l’edificio più sorvegliato al mondo? Come? E perché? Sia Biden che la sua portavoce hanno balbettato che i servizi segreti si stanno occupando della vicenda, analizzando le immagini delle telecamere della videosorveglianza che coprono ogni centimetro quadrato all'interno (e anche nei dintorni) della Casa Bianca.

 


PROVOCAZIONE? L'altra domanda alla quale a Washington si sta cercando di trovare una risposta è se la cocaina sia stata dimenticata o se invece sia stata intenzionalmente lasciata lì dove è poi stata ritrovata. E, in quest’ultima ipotesi, se fosse destinata a qualcuno all'interno della Casa Bianca o si tratti di un espediente per mettere in imbarazzo e in difficoltà l’amministrazione e il presidente in particolare, visti i gravi trascorsi con la dipendenza dalle droghe del figlio Hunter.
Il ritrovamento, collegato anche al passato da tossicodipendente di Biden junior, ha spinto i media conservatori a schiacciare forte sul pedale delle illazioni e del

sarcasmo, spingendo qualcuno a parlare di cocagate alla Casa Bianca. Ad andarci più duro è stato l’ex presidente Donald Trump, che sul suo social media Truth Social ha chiesto provocatoriamente se ci sia «qualcuno che davvero creda che la cocaina trovata nella West Wing della Casa Bianca potesse essere destinata ad altri che non siano Hunter e Joe Biden», e poi avvertito che «comunque, i media delle fake news inizieranno subito a dire che la quantità di stupefacente era molto piccola o che non era veramente cocaina, ma piuttosto qualcosa di simile all'aspirina, e la storia svanirà presto nel nulla». Effettivamente, già ieri le homepage del New York Times e della Cnn (che pure lunedì avevano dato con evidenza la notizia del ritrovamento della «sostanza misteriosa» nella West Wing) ignoravano completamente la vicenda e le annesse polemiche.

 


 

IL CLOWN DI MOSCA Il tycoon ha poi chiesto anche dove siano «i nastri dei video di sicurezza della Casa Bianca, che mostrerebbero facilmente chi abbia portato la cocaina nell'edificio. La verità ha concluso - è che loro hanno già la risposta, ma probabilmente non gli piace affatto». La notizia ha valicato i confini americani e l’oceano, giungendo fino a Mosca. Dove il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, Dmitry Medvedev, ha consegnato ai social la sua verità sul destinatario della sostanza stupefacente, suggerendo che la cocaina potrebbe essere destinata alle autorità di Kiev: «Invece degli F-16, pare sia stato preparato un sedativo per il ragazzino di Kiev...», ha scritto su Twitter in inglese, riferendosi al presidente Zelensky. Sicuramente già “sedato” è l’indice di approvazione del presidente Biden. I sondaggi delle ultime due settimane da alcuni dei maggiori istituti demoscopici (YouGov, Rasmussen e Gallup) hanno rivelato che il 40,5% degli elettori approva l’operato del presidente. Solo Jimmy Carter, a questo punto del mandato, era stato capace di fare peggio, tra tutti i presidenti del dopoguerra.