Alla sbarra

Donald Trump? Processato dalla donna nominata da Barack Obama

Daniele Dell'Orco

Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti un ex presidente è stato accusato di aver usato il potere esecutivo per sovvertire la democrazia e restare in carica contro il volere degli elettori. È accaduto a Donald Trump, incriminato dal procuratore speciale Jack Smith per via dei fatti che, dopo le presidenziali del 2020 perse contro Joe Biden, portarono all’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 da parte dei sostenitori del presidente uscente. Trump dovrà rispondere di quattro diversi capi d’accusa: cospirazione per commettere frode nei confronti degli Stati Uniti; cospirazione contro i diritti dei cittadini; intralcio a un procedimento del governo; tentativo di influenzare una testimonianza. Nel documento con l’incriminazione si legge che: «Per oltre due mesi dopo l’election day, l’imputato ha diffuso bugie riguardo a frodi elettorali».

E vengono elencate le 21 bugie. La pena massima per il capo d’accusa più grave è di 20 anni di reclusione. Il tycoon, candidato alla Casa Bianca nel 2024 e ad oggi favorito per ottenere la nomination repubblicana, sta già affrontando altri due processi, uno circa un pagamento illegale all’attrice porno Stormy Daniels, con il sospetto utilizzo di fondi elettorali, e un altro su documenti riservati conservati illegalmente nella sua villa di Mar-a Lago.

 

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FARE LA VITTIMA
Ma non è tutto, perché sull'ex presidente aleggia anche una quarta incriminazione che potrebbe arrivare nelle prossime settimane: quella della contea di Fulton sulle interferenze per capovolgere il risultato delle elezioni del 2020. Trump, che sul suo social network Truth, ha definito «ridicole» le accuse, dovrebbe presentarsi in tribunale stasera intorno alle 22 italiane e si è già scagliato contro Biden: «Perché hanno aspettato due anni e mezzo per presentare queste false accuse? Per farlo durante la campagna elettorale».

 

 

I guai però, per l'ex presidente, sono appena iniziati. A presiedere il processo sarà infatti il giudice federale di Washington Tanya Chutkan. L’assegnazione del caso è stata decisa come da prassi tramite sorteggio, ma Trump non è stato affatto fortunato. Chutkan venne nominata nel 2014 dall’allora presidente Barack Obama e le sue posizioni circa l'assalto a Capitol Hill sono già piuttosto note. Originaria della Giamaica, ha trascorso più di dieci anni lavorando come avvocato d'ufficio nella capitale e, secondo la sua biografia presente sul sito web del tribunale, «ha discusso diversi casi in appello e ha giudicato oltre 30 casi, tra cui numerosi reati gravi» come difensore pubblico. Nel novembre 2021 Chutkan ha respinto con forza i tentativi di Trump di bloccare la commissione d'inchiesta della Camera sul 6 gennaio dall’accesso a più di 700 pagine di documenti della Casa Bianca.

Come molti altri giudici federali di Washington, ha già presieduto decine di procedimenti penali contro alcuni rivoltosi del Campidoglio e in diverse udienze di condanna ha parlato apertamente dei disordini, definendo la violenza un «assalto alla democrazia americana» e sostenendo che gli accusati «hanno sporcato e deturpato le sale del Campidoglio e hanno mostrato il loro disprezzo per lo stato di diritto». Più volte ha aggravato le richieste dei pm. In un’udienza di condanna del dicembre 2021 ha fatto tacitamente riferimento a Trump durante la lettura delle sentenze penali, dicendo a un manifestante che «non è andato al Campidoglio degli Stati Uniti per amore del nostro Paese... È andato per un uomo».  Durante una delle ultime udienze, nel gennaio 2022, si è sbilanciata ancora di più: «Le loro azioni sono state un assalto al popolo americano. È stato un tentativo violento di rovesciare il governo... e ci è quasi riuscito».

 

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IL 14° EMENDAMENTO
Dopo la convocazione odierna in tribunale, gli avvocati riceveranno le prove raccolte dall’accusa e definiranno con il giudice Chutkan il calendario delle prossime udienze: i legali di Trump intendono fare in modo che il procedimento possa essere rinviato dopo la fine della campagna e delle elezioni per le presidenziali 2024. Costituzione Usa alla mano, comunque, Trump può candidarsi alla presidenza anche con i processi in corso, e persino in caso di condanna. Con una sola, ipotetica eccezione: è il 14esimo emendamento, che vieta a chiunque sia coinvolto in una insurrezione contro gli Stati Uniti di essere eletto ma solo «senza l'approvazione di due terzi dei membri del Senato». Questa tempesta giudiziaria e la stessa nomina del giudice Chutkan, però, potrebbero paradossalmente finire per favorirlo, facendolo apparire come vittima di un complotto. Di nuovo.