Libero logo

Aumenti ai giudici, anche prof universitari e militari fanno ricorso

di Andrea Muzzolondomenica 18 ottobre 2026
Aumenti ai giudici, anche prof universitari e militari fanno ricorso

3' di lettura

La sentenza del Consiglio di Stato sul ricalcolo delle retribuzioni dei magistrati ha scoperchiato il vaso di Pandora. Dopo la vittoria delle toghe, ora anche professori universitari e militari sono pronti a presentare ricorso contro gli ultimi adeguamenti contrattuali. L’errore commesso dall’Istat, infatti, riguarda le buste paga del cosiddetto “personale in regime di diritto pubblico”, la cui retribuzione viene aggiornata ogni tre anni per adeguarla agli aumenti medi ricevuti dai dipendenti pubblici.

Il governo, incassata la sconfitta contro i giudici, è stato quindi costretto a destinare 970 milioni della prossima manovra finanziaria per i rimborsi degli arretrati e per adeguare in modo strutturale gli stipendi di oltre 11 mila magistrati. Un “obolo”, quello che lo Stato sarà costretto a versare a fine anno alle toghe, che potrebbe arrivare fino a 100 mila euro a testa. Altro che regalo di Natale...

IL FRONTE SI ALLARGA

Sull’onda della vittoria dei magistrati, ora anche le altre categorie sottoposte al calcolo errato dell’Istat sono pronte al ricorso. «Lo scorso gennaio, consci di quanto stava avvenendo con i giudici, abbiamo inviato una lettera al governo come forma di auto tutela, chiedendo di rivedere le modalità di calcolo. A luglio, quando è stato emanato il Dpcm, abbiamo potuto constatare che la metodologia adottata dall’Istat non era cambiata, quindi abbiamo iniziato a raccogliere le adesioni dei nostri soci per organizzare il ricorso», spiega a Libero Maurizio Masi, segretario nazionale dell’Unione sindacale professori e ricercatori universitari (Uspur). «I tempi sono stretti, nei prossimi giorni presenteremo il ricorso per conto dei nostri associati prima che scadano i termini». Non è infatti possibile un ricorso generale della categoria, ma dovranno essere i singoli sindacati a presentarli per conto dei lavoratori che ne faranno richiesta.

Per il segretario dell’Uspur, «a dispetto delle polemiche, in questo caso è impossibile contestare le toghe poiché si è trattato di uno sbaglio oggettivo. Qualcuno dev’essersi accorto o deve aver ricevuto l’imbeccata giusta; a quel punto il Consiglio di Stato non poteva far altro che certificare l’errore di calcolo. Certo, i famosi 100 mila euro mi paiono una cifra troppo alta, penso sarà inferiore».

Stando a quanto scritto dal Consiglio di Stato, dalla base di calcolo degli adeguamenti sono state escluse alcune indennità che invece andavano comprese, non è stato considerato del personale come quello delle Autorità indipendenti che percepiscono aumenti più importanti. In più è stata usata la media ponderata invece di quella semplice, fattispecie che ha enfatizzato il peso di ampi comparti di dipendenti con bassi aumenti di stipendio.

LA POSIZIONE DEI SOLDATI

Anche le sigle sindacali dei militari, svelato l’errore, sono pronte ai ricorsi. «Stiamo raccogliendo le adesioni sia nell’Aeronautica che nella Marina, affinché a tutti venga riconosciuta una retribuzione equa, che tenga conto anche del recupero dell’inflazione», spiega a Libero Luigi Tesone, segretario generale del Sindacato Unitario Lavoratori Militari. «Riteniamo che il nostro ricorso abbia solide basi giuridiche. A differenza di altre iniziative, abbiamo scelto innanzitutto la strada del confronto istituzionale, chiedendo allo Stato Maggiore e al governo di procedere al ricalcolo degli adeguamenti retributivi annuali. Non avendo ottenuto il risultato richiesto, abbiamo deciso di impugnare i provvedimenti pubblicati ad agosto», ricostruisce Tesone.

«Ora sarà la magistratura a valutare le nostre ragioni, e abbiamo piena fiducia nel suo operato. Resta però una questione di equità che non possiamo ignorare», sottolinea il segretario generale del Siulm. «Quando, anni fa, vennero bloccati gli stipendi, anche i magistrati si rivolsero alla giustizia per tutelare i propri diritti, ottenendo risultati diversi rispetto al personale militare, che invece subì il blocco delle retribuzioni per un periodo prolungato. È una differenza che merita una riflessione. Non chiediamo privilegi o trattamenti di favore, ma soltanto che ai militari siano riconosciuti gli stessi principi di equità e tutela dei diritti economici garantiti alle altre categorie dello Stato», conclude Tesone. L’errore dell’Istat rischia quindi di aprire una vera voragine per cui lo Stato sarà costretto ad allargare il portafogli...

ti potrebbero interessare