In principio, a fine settembre, il comunicato della Flc Cgil di Bologna. La solita accusa di razzismo verso il governo: «Nelle scuole di Bologna nessun* è stranier*. Bologna accoglie, non discrimina e dice no al Dl scuola». La nota diffusa dal sindacato raccontava di decine e decine di striscioni, cartelli e manifesti affissi proprio nelle scuole felsinee per ribadire che “qui nessun* è stranier*”. La firma in calce recitava che «la scuola pubblica, con le sue lavoratrici e lavoratori, garantisce la libertà di insegnamento, attua la Costituzione e la rende concreta ogni giorno, non fa propaganda e non discrimina».
Passano un paio di settimane e all’attenzione della nostra redazione arrivano alcuni messaggi. «Stiamo chiedendo ai sindaci della città metropolitana - di Bologna, ndr - se, indipendentemente dall’affissione o meno negli istituti scolastici dello striscione “nella scuola nessuno è straniero”, c’è la disponibilità ad appendere per un giorno (tutti i comuni nello stesso giorno) davanti al Municipio, lo striscione che ho mandato in fac simile, che porteremmo noi con il nome del Comune». Lo striscione è il seguente, con tanto di foto, “A nome comune (da inserire, ndr) nessun* è stranier*”. Il «porteremo», invece, farebbe ritornare all’inizio dell’articolo perché l’iniziativa sarebbe da ricondurre proprio alla Cgil, in particolare al comparto bolognese delle politiche per l’immigrazione del sindacato rosso.
Il consigliere e capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Emilia-Romagna, Marta Evangelisti, ci dice che «è vergognosa la strumentalizzazione portata avanti dalla Cgil di Bologna, che sta lanciando una campagna propagandistica nelle scuole bolognesi dal titolo “Nessun* è stanier*”, con l’intento di colpire la proposta del Governo Meloni di introdurre un tetto del 30% di alunni stranieri per classe». L’attacco non finisce qui. «È sconcertate che dalle segnalazioni che ci arrivano, emerga come la Cgil stia chiedendo ai sindaci del Bolognese di esporre nei propri municipi uno striscione, messo a disposizione dalla stessa organizzazione». Ancora. «È incredibile come a sinistra si pensi che la scuola e le istituzioni pubbliche siano a loro disposizione per fare propaganda politica. Questo è inaccettabile». Infine l’annuncio della Evangelisti. «Abbiamo depositato un’interrogazione in Assemblea legislativa per chiedere alla Regione quale posizione vuole assumere sul tema. Ribadendo che l’integrazione si costruisce attraverso la conoscenza della lingua italiana e il rispetto della legalità e delle istituzioni, senza trasformare le scuole e i comuni in luoghi di propaganda politica».
L’agitazione della Cgil contro il governo, coi paraocchi dell’ideologia, del resto non è cosa nuova. Il soffio sul fuoco della “rivolta sociale”, dixit Maurizio Landini nel 2024, è un pensiero fisso e oggi passa attraverso uno striscione immigrazionista. Mentre quando 90 chilometri più a sud, a Cesena, due studenti in un istituto scolastico esponevano la scritta “Italia agli italiani”, invece, la reprimenda doveva essere massima. L’autorazzismo spiegato facile.




