La resa dei conti tra la comunità ebraica e l'Anpi, l'associazione dei partigiani che ha sposato la causa propal e i suoi toni estremi, arriva in piazza a Roma: momenti di tensione si sono registrati questa mattina nel quartiere ebraico della Capitale, durante la cerimonia di commemorazione del rastrellamento del 16 ottobre 1943. Una delegazione dell'Anpi, presente all'iniziativa organizzata da Roma Capitale, è stata contestata da alcuni esponenti della comunità ebraica. All'arrivo della delegazione si sono levate urla e proteste, con accuse all'associazione di sostenere Hamas e richieste di allontanare i suoi rappresentanti dalla cerimonia. Nei giorni scorsi il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, aveva invitato l'Anpi a non partecipare alla commemorazione.
In Largo 16 ottobre le proteste sono veementi, in attesa dell'inizio della commemorazione per la deportazione degli ebrei. "Questa è casa nostra, andate via", "Vergognatevi, fate schifo", "Buffoni", gridano i militanti della Brigata ebraica contro la delegazione Anpi. Le forze dell'ordine sono intervenute per riportare la calma. L'atmosfera è tesa, ma non si registrano particolari disordini.
La frattura è clamorosa e assai dolorosa, per un mondo di sinistra che ha considerato come proprio mito fondativo, unificante ed esclusivo quello della lotta al Nazifascismo. "Noi abbiamo chiesto all'Anpi di non presenziare per una questione di rispetto. Noi abbiamo un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è la nostra storia. Ricordo che il 5% degli ebrei italiani ha combattuto nella resistenza quando la media nazionale è 10 volte inferiore. Noi siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la brigata ebraica cacciata dal corteo del 25 aprile e siamo rimasti di nuovo profondamente feriti nel vedere la condiscendenza dell'Anpi nei confronti delle piazze pro-Pal. E pensiamo che l'Anpi non debba assolvere al ruolo di partito politico, non debba fare politica ma debba tornare al suo ruolo di preservare la memoria della lotta partigiana della resistenza", ha sottolineato ancora una volta il presidente Fadlun.
"Noi riteniamo e abbiamo pieno rispetto e siamo contro qualsiasi forma di violenza anche se fosse solo verbale - ha precisato -. Questa è una comunità pacifica ed è una comunità rispettosa. Ma oggi è una questione di pudore". E alla domanda se fosse stato un errore da parte di Roma Capitale di invitare l'Anpi, Fadlun ha risposto: "Penso che il 16 ottobre sia un lutto profondo per la nostra comunità. Ci sono parenti diretti di coloro che sono stati deportati. E quindi ci vuole sensibilità e rispetto".




