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Sciopero dei tir e supermercati vuoti: cosa sta succedendo

di Francesco Storacesabato 17 ottobre 2026
 Sciopero dei tir e supermercati vuoti: cosa sta succedendo

3' di lettura

Soffiano sul fuoco, ma alla sinistra la protesta sfuggirà di mano. Stanno fomentando i trasportatori sul tema del caro carburante nonostante i numerosi interventi del governo e la lotta ai rincari delle stesse aziende petrolifere, ma la situazione resta tesa. Anche perché cominciano a mancare i prodotti nei supermercati e il rischio di agitazioni impopolari pende sulla testa di chi le sta fomentando politicamente.

Anche la giornata di ieri è trascorsa con le proteste, in particolare al sud. E ci ha pensato bene il ministro Francesco Lollobrigida anche per non lasciare solo Salvini a prendersi cori ingenerosi - a puntualizzare quello che sta accadendo in varie parti d’Italia teatro dell’agitazione del trasporto. Ha scritto sui social il ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare parole molto nette e chiare: in Puglia e Sicilia si segnalano scaffali vuoti, e lui ha commentato, senza troppi giri di parole, che «manifestare è lecito, bloccare le merci è reato».

Il fronte protestatario usa parole dure contro il vicepremier e lo fa con motivazioni “sindacali” abbastanza vaghe: non siamo contro Lollobrigida, ma contro Salvini. Il coordinatore del blocco siciliano Salvatore Bella attacca direttamente il ministero dei trasporti: «Consideriamo un vero affronto la convocazione del 27 ottobre solo delle sigle nazionali non aderenti al fermo, che non rappresentano i drammi del Mezzogiorno».

Dicono che Salvini ha snobbato chi sciopera davvero. Come se fossero loro a dover decidere gli interlocutori del dicastero. Non deve essere casuale la presenza di alcuni personaggi nel mezzo della protesta, a partire da tale Giancarlo Greco, ora reinventato capo popolo e che in realtà sarebbe un imprenditore abbastanza esposto sia nella sanità calabrese che nel settore dell’olio, oltre che fratello di Filomena Greco, consigliera regionale in Calabria di Italia viva. Insomma, tutto si tiene...

Chi sta bloccando i mezzi di trasporto però giura che «il motivo reale dell’agitazione non è politico, è economico». In pratica si pretende di imputare al governo il prezzo del Gasolio a 2,30 euro al litro e quello dei traghetti aumentati di 700€ a tratta. Almeno questa è la loro denuncia: ad aprile sostengono di aver ricevuto promesse di aiuti a fondo perduto, che dicono non pervenuti. Tanto che per loro «tenere i camion fermi ci fa risparmiare rispetto a viaggiare in perdita».

Alle proteste dei camionisti si aggiungono anche altri blocchi, dalla Sicilia alla Puglia alla Calabria con agricoltori e pescatori. E qui davvero non si può ignorare la posizione assunta da Lollobrigida: «Manifestare è lecito e degno di rispetto... bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato. Rispetto le istanze di tutti, ma considero grave e intollerabile che milioni di italiani rischino, a causa di blocchi stradali, di vedere negozi privi di merce o con prezzi molto più alti che aggravano la condizione di molte famiglie. Invito a garantire la circolazione e gli approvvigionamenti. Arrecare danno ad altri per tutelare le proprie posizioni non è giusto. Molti prodotti presenti sui camion, fermati contro la volontà di chi li conduce, saranno inutilizzabili, arrecando un danno economico alle imprese, ai lavoratori del settore e ai cittadini tutti. Non c’è mai alcuna giustificazione nel violare le leggi e, soprattutto, nel danneggiare altri cittadini».

E proprio qui sta la questione centrale. Nessuno intende sottovalutare quello che sta succedendo, ma neanche si può ignorare ciò che sta facendo il governo in tutte le sedi per sostenere le imprese e le famiglie messe in crisi da fattori esterni alla nostra Nazione. La presenza di esponenti sindacali o imprenditoriali legati ad esponenti politici di opposizione lascia appunto il dubbio di proteste strumentali, e chi le promuove farebbe bene a chiarirne la portata con serietà.

E non sarà certo casuale anche la presa di posizione di Confagricoltura, che ha lanciato un allarme: «Il blocco logistico che da giorni paralizza il trasporto delle merci minaccia seriamente la tenuta economica delle imprese agricole e agroalimentari di numerose regioni». E avverte: «La situazione sta generando gravi criticità per l’ordine pubblico e bloccando l’economia. Diverse aziende agricole, in particolare in Sicilia, Sardegna, Puglia e Calabria hanno già dovuto segnalare l’impossibilità di far arrivare i prodotti a destinazione».

A rischio, spiega la confederazione, «ci sono soprattutto i prodotti freschi e altamente deperibili, la cui distribuzione richiede tempi rigorosi in Italia e all’estero. In questa fase decisiva della commercializzazione, più giorni di fermo dei camion impediscono l’evasione degli ordini e causano il deperimento della merce nei magazzini».