A Piacenza a scuola, gli appetiti identitari arrivano in due portate: prima è sparito il maiale dal menu, adesso finisce nella polemica anche l’ora di religione. Tra mense e aule si discute di lonza e catechismo, con il sospetto che dietro ogni scelta si nasconda una resa culturale.
La prima campanella è suonata da circa un mese, ma in alcune classi dell’Istituto comprensivo 1, si dice per problemi organizzativi, l’insegnamento della religione cattolica non sarebbe stato svolto. A denunciarlo è Luca Zandonella, consigliere comunale e segretario provinciale del Carroccio, che riferisce di avere ricevuto segnalazioni da genitori. Le famiglie, sostiene, l’avrebbero scoperto dai racconti dei figli.
Una nota firmata dal dirigente scolastico Ludovico Silvestri comunica che sono state avviate le procedure per nominare i docenti destinati agli alunni che non si avvalgono dell’ora di religione: le operazioni, «salvo imprevisti», dovrebbero concludersi entro il 21 ottobre. Nel frattempo, non essendoci «adeguata sorveglianza» per dividere le classi, gli alunni che non frequentano religione sono impegnati insieme ai compagni in attività di educazione civica. La lezione comune prende così il posto dell’ora distinta.
«È proprio questo il punto più incomprensibile», attacca Zandonella. A suo dire, non mancherebbe l’insegnante di religione, ma quello per le attività alternative. «È legittimo scegliere di non avvalersi dell’ora di religione, ma non è accettabile che per questo debba rimetterci chi invece ha scelto liberamente di avvalersene». Se manca il docente per le alternative, sostiene, si organizzi quel servizio senza bloccare un diritto previsto dall’ordinamento.
Poi il consigliere alza il tiro: «Da informazioni che mi sono state riferite, parrebbe che lo stop all’ora di religione cattolica sia stato determinato a seguito di richieste avanzate da genitori di alunni di fede musulmana». Nel comunicato della Lega si parla di situazione «gravissima», si chiede il ripristino immediato delle lezioni e si accusa la sinistra di piegarsi alla «islamizzazione». La scuola si difende e in una nota scolastica la dirigenza descrive un problema di organico e sorveglianza: non attribuisce dunque la decisione a richieste religiose.
Il precedente è fresco. Due settimane fa era esplosa la polemica sul menu autunno-inverno delle mense, dal quale - secondo la consigliera di Fdi Sara Soresi - scomparivano carne di maiale, coppa, lonza e prosciutto cotto. La commissione mense coinvolge Comune e Ausl, tra le critiche del centrodestra e dei produttori locali. L’assessore Mario Dadati aveva escluso legami religiosi, parlando di scelta autonoma dell’Ausl e degli specialisti.
Adesso il dibattito si sposta dal refettorio alla classe. Nella polemica torna la domanda su chi debba adattarsi a chi, ma i fatti sono diversi: da una parte un menu contestato, dall’altra una nomina in corso e una soluzione provvisoria. La scuola dovrà chiarire tempi e modalità, garantendo le scelte delle famiglie senza trasformare l’attesa burocratica in una lezione collettiva. A Piacenza, per ora, il maiale è pronto ad uscire dal menu e la religione invece dal tabellone degli orari dei docenti. Per capire se sia un caso o disorganizzazione serviranno risposte documentate, non slogan. Resta da capire perché le attività alternative non siano partite con le lezioni.




