Era inevitabile e inevitabilmente è accaduto. Anche I ragazzi della Terza C ormai adulti, vaccinati e liberi di dire la loro, persino di sostenere Giorgia Meloni e attaccare la retorica pro-Pal, sono finiti nell’implacabile mirino moraleggiante di Repubblica. In particolare ad essere “attenzionato” dal fu giornale-partito fondato da Scalfari, è stato Fabio Ferrari, ovvero l’attore che interpretava il simpatico ripetente, vagamente di sinistra, Chicco Lazzaretti, ai tempi della sit-com cult andata in onda negli anni Ottanta su Italia 1.
Oggi, però, il Ferrari si è allargato troppo. Utilizzando i suoi profili social come una tribuna populista e soprattutto dichiarando al mondo di essere diventato un supporter indotto, aggiunto, non nativo ma non per questo meno entusiasta della premier Giorgia Meloni. Nulla di particolarmente strano, fin qui. Senonché, ulteriore colpa agli occhi di Repubblica, il nostro ha osato addirittura partecipare come ospite, dicendo chiaramente la sua, nel programma Filorosso dell’odiatissimo Antonino Monteleone.
Trasmissione considerata avamposto meloniano alla conquista dell’ex TeleKabul, capace persino di regalare nuova gloria a personaggi che, altrimenti, sarebbero stati risucchiati dal buco nero della memoria collettiva.
VOCE DEL PADRONE
A meno che - ulteriore teorema di Repubblica - non ti presti a fare da eco alla voce del padrone. In particolare, per il buon Ferrari, propalando pensieri, idee e concetti avversi alla retorica pro-Pal. Ed è esattamente qui che è scattato il punto di rottura. Ovvero la decisione, nella redazione del quotidiano ormai greco-romano, di mirare l’obiettivo e sparare una sorta di ritratto coi toni dell’elzeviro polemico affidato alla penna affilata di Malcom Pagani. Che fa di tutto pur di dimostrare l’inconsistenza e inautenticità dell’attore un tempo probabilmente amato anche da loro. «Ferrari non è di destra. Ma a destra c’è bisogno di propaganda, le elezioni sono vicine e Fabio è un ottimo attore che recita una parte e lo fa con la convinzione, il populismo, la demagogia e la ferocia che producono consenso e doverosa riconoscenza dai governanti», scrivono. In poche parole uno sfigato al soldo del potere. Eppure, proprio pochi mesi fa, su Libero, avevamo intuito che, in maniera pressoché impensabile, proprio I ragazzi della Terza C stavano prendendo una connotazione politica adatta a mandare in bestia i maître à penser della sinistra. Avevamo visto giusto.
Proprio Ferrari ci raccontava che il suo divenire personaggio social è nato in maniera del tutto casuale. «Avevo fatto il profilo Facebook perché me lo avevano chiesto nella trasmissione che facevo su RadioRai. Poi, arrivato Instagram, ho postato un reel che parlava di parcheggi a Roma ed è andato virale, superando il milione di visualizzazioni e lasciandomi i 130mila follower di oggi grazie ai quali i miei contenuti ormai fanno anche sette milioni di views». Niente di così programmato insomma.
“DIO TI PROTEGGA”
Solo motivo di soddisfazione «specie per un attore abituato a recitare parole scritte da altri». Soddisfazione prossima alla commozione «quando mi incontrò un anziano ebreo e mi disse “Dio ti protegga” grazie ai pensieri che esprimo sull’odio antisemita che si è riacceso come non mai». Ed è esattamente qui che scatta il titolo revanscista contro uno che, a Repubblica, pensavano dalla loro parte: «Caro Chicco Lazzaretti, ragazzo della Terza C, che male ti abbiamo fatto?».
Perché insomma se sei un’attrice comica di sinistra (dalla Littizzetto alla Laurito) si può parlare di tutto ed essere apprezzati per un impegno universalistico che può andare dalla geopolitica alla legge elettorale. Ma se simpatizzi per la destra devi restare liceale a vita. Con tanto di richiesta finale, scherzosa ma non troppo, di un bell’esame di coscienza. Proprio quello che il professore Allocca, nella serie, chiedeva al discolo Lazzaretti. Rimasto tale anche a 67 anni ma che, a differenza di Enzo Iacchetti, gli ebrei nelle trasmissioni tv, anziché minacciare di prenderli a pugni, prova a difenderli.




