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Comprensione? Prima serve la repressione

di Alessandro Sallustimercoledì 21 ottobre 2026
Comprensione? Prima serve la repressione

2' di lettura

«Come sostengono in tanti, non può essere solo un problema di repressione» ha detto ieri il sindaco di Milano Beppe Sala a proposito delle bande che hanno saccheggiato Milano e che hanno annunciato di volerlo rifare. Ci sto, a patto di chiarire bene il senso di quel “solo”, cioè se la repressione ha diritto di essere parte della soluzione.

Quando scoppia un incendio intervengono i pompieri, poi a seguire i tecnici che devono capire da dove è partito il cortocircuito, non viceversa. Così come quando è in corso una rapina arrivano i carabinieri, gli psicologi forensi e i rieducatori entrano in campo a pericolo domato. Garantire ai commercianti e ai cittadini di vivere serenamente il loro lavoro e la loro città non è il compito degli educatori, neppure della politica (i violenti, come noto, non li fermi a parole) bensì di chi è autorizzato a usare la forza nei limiti previsti e applicare con la giusta severità le leggi. Immagino che Sala si riferisca al fatto che serve più prevenzione sociale.

Certo, ma la prevenzione è compito non della polizia ma della classe dirigente e prevede regole: un medico che autorizza il paziente a fumare due pacchetti di sigarette al giorno non solo non fa bene il suo lavoro ma non può fare quello che cade dal pero all’insorgere di un tumore al polmone. Chi ha fatto credere agli italiani che l’immigrazione senza regole, che l’accoglienza senza l’imposizione di doveri fossero la strada giusta ora non può lamentarsi delle conseguenze. In questo senso l’osservazione del medico Sala appare più come una ammissione di colpa, in generale della politica e in particolare della sua parte politica. Il decreto approvato ieri dal governo va in questa direzione: è importante capire ma ancora prima impedire, o quantomeno scoraggiare.