Non ditelo a Giuseppe Conte e al Movimento Cinque Stelle. Non ditegli che il papà di Lamine Yamal ha introdotto la versione 2.0 del reddito di cittadinanza: il reddito di paternità. Consiste nel campare con i soldi del figlio campione ribaltando secoli di diritto di famiglia per cui la prole è beneficiaria delle fortune paterne. Un vero genio. Un tempo il signor Mounir Nasraoui faceva l’imbianchino, oggi di mestiere fa il padre di suo figlio. E ha rappresentato plasticamente tale evoluzione facendo dipingere in casa un murale con la sua sagoma accanto a quella di Lamine. Qualche tempo fa ha spiegato che i giovani spagnoli sono disoccupati perché non hanno voglia di lavorare, mica come suo figlio che gli garantisce milioni. Del resto, dietro un grande campione c’è un grande padre.
Nei giorni scorsi durante una diretta Instagram da un’area cani ha denunciato la mancanza d’acqua. I follower lo hanno insultato dicendogli di andare a lavorare. Ma lui, serafico, ha risposto: «Non ne ho bisogno. Ho milioni, grazie a Dio». Dio, in famiglia deve essere il nomignolo di Lamine. Del resto, chi altri compie il miracolo del reddito di paternità?




