Unire i puntini

Meloni, "come ha salutato Mario Draghi": la testimonianza che spiega tutto

"Cordiale, distesa, quasi complice": così Massimo Franco ha definito la transizione tra Mario Draghi e Giorgia Meloni, che ieri si sono passati la campanella. In molti sono convinti del fatto che la politica draghiana caratterizzerà, almeno all'inizio, l'azione della nuova premier. L'impressione, come scrive Franco sul Corriere della Sera, è che tra i due si sia instaurato "un rapporto personale, prima ancora che politico, maturato nei venti mesi di governo Draghi".

 

 

 

La distensione tra i due è stata possibile anche perché non è stata certo la Meloni a buttare giù il governo Draghi quest'estate. La crisi, infatti, è avvenuta tutta dentro la maggioranza di governo. I Fratelli d’Italia ne hanno solo raccolto i frutti, mentre la loro leader si impegnava a costruire un legame solido con il banchiere. Cosa che poi è stata piuttosto evidente nelle immagini della cerimonia della campanella. "Il linguaggio del corpo, i sorrisi di ieri tra Draghi e la leader della destra hanno mandato al Paese un messaggio di pacificazione ancora più potente", scrive Franco.

 

 

 

Le parole con cui la Meloni ha salutato Draghi, "ciao Mario", sembrano aver confermato la profonda stima che li unisce. La sintonia tra i due ha prodotto delle conseguenze pratiche. Basti pensare alla permanenza di Cingolani come consulente gratuito per l'Ambiente o alla conferma di Giorgetti - il più draghiano dei ministri - nel governo. A unire Draghi e Meloni, però, sarebbe stata soprattutto la reazione alla guerra in Ucraina, come scritto da Franco: "Meloni, in viaggio verso gli Stati Uniti per partecipare a un raduno dei repubblicani, chiamò il premier e gli disse di contare su FdI contro l’invasione militare di Putin: un appoggio mai venuto meno. Draghi la ringraziò: forse anche perché in alcune forze della maggioranza non aveva colto la stessa lealtà verso le istituzioni europee e la Nato".