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Cgil? Regala soldi ai "tendini" mentre Landini licenzia i dipendenti

Massimo Sanvito

Giù la maschera, cari compagni della Cgil. Sfilare tra le tendopoli spuntate come funghi davanti alle università di mezza Italia, per portare solidarietà ai giovani che vogliono un posto letto a prezzi stracciati nei centri storici o vedono come un’umiliazione un’oretta di treno al giorno per seguire le lezioni, è come brindare con due bicchieri di champagne stretti nella stessa mano. Proporsi come i salvatori del diritto allo studio per racimolare gli elogi degli studenti accampati sui marciapiedi, dando addosso a governo e regioni di centrodestra, è l’apoteosi dell’auto-compiacimento a suon di quattrini. Già, perché mentre il sindacato licenzia e demansiona i suoi dipendenti (piccola postilla, a firma del segretario Maurizio Landini: «I licenziamenti sono uno sgretolamento del tessuto sociale e un imbarbarimento delle relazioni umane»), ecco che riempie le tasche dei movimenti universitari politicamente vicini. Tra le righe del bilancio della Cgil per l’anno 2022, alla voce «contributi a strutture», si trovano 145.000 euro tondi tondi destinati all’Udu e alla Reds, rispettivamente l’Unione degli universitari e la Rete degli studenti (delle scuole superiori, ndr).

Gli stessi ragazzi che in questi giorni, soprattutto a Roma, stanno monopolizzando la protesta contro il caro-affitti.Tra indagini commissionate a osservatori amici per dimostrare che «il 54 per cento degli studenti intervistati è in difficoltà economica» e richieste immaginifiche e guarda caso avanzate a un governo di centrodestra («deve stanziare almeno due miliardi di euro sul diritto allo studio, di cui 300 milioni sulle borse di studio»): come se ai tempi di Pd e compagni gli universitari fossero ricchi sfondati e gli affitti per i fuorisede fossero gratis. Ma la contiguità politica, sfociata nelle mobilitazioni delle tende, è fortissima da anni. Nel 2021 la Cgil ha messo a bilancio 130.000 euro per i propri adepti tra le aule universitarie e quelle dei licei: 80.000 per l’Udu e 50.000 per la Reds. L’anno prima, il 2020, altri 140.000 euro (80.000 Udu e 60.000 Reds) e l’anno prima ancora, il 2019, ben 167.085 euro (88.085 Udu e 79.000 Reds).

 


In totale, la bellezza di 582.000 euro negli ultimi quattro anni. Per cosa serviranno tutti questi soldi? Materiali per manifestazioni ed eventi, banchetti, qualsivoglia iniziativa e il sostentamento delle varie sedi dislocate sul territorio. Nella Capitale, l’indirizzo della Federazione Italiana Lavoratori Trasporti della Cgil coincide con quello dell’Unione degli universitari: via Morgagni, civico 27. Ed ecco che il quadretto è ben chiaro. È una galassia di gruppi e gruppetti con nomi diversi ma un comune obiettivo: dar fastidio al governo, pilotati dai partiti di opposizione. Il grimaldello per cercare di sfiancare- per ora con risultati risibili - il centrodestra. Una costola dell’Udu che dall’inizio delle proteste sta sgomitando alla ricerca di una crescente visibilità mediatica è Sinistra Universitaria. Ormai da anni questa sigla compone le liste per le elezioni negli atenei insieme alla casa madre, ma gran parte di loro sono organici a Primavera degli studenti, formazione legatissima ai Giovani Democratici d’ispirazione piddina.

 


È un mondo molto fluido quello degli universitari di sinistra, anche se in sostanza quasi tutti i tesserati Udu hanno in tasca anche la tessera del movimento giovanile del Pd. Tutti uniti appassionatamente, facendo l’occhiolino a Elly Schlein. Intanto, nelle aule istituzionali e non tra le tendopoli, i ragazzi di Azione Universitaria hanno portato le loro istanze in Commissione Cultura, Scienze e Istruzione. «Dopo anni di malgoverno finalmente gli studenti vengono ascoltati. Con gli oltre 17 milioni destinati alle borse di studio, infatti, per la prima volta nella storia in Italia verrà debellato il fenomeno degli idonei non beneficiari. Mai nessun governo prima d’ora ci era riuscito», spiega il presidente nazionale di Au, Nicola D’Ambrosio. «Chi oggi protesta, in maniera anche legittima, ha dimenticato di farlo negli ultimi dieci anni quando il tema del caro affitti era ugualmente concreto ed attuale», aggiunge. Perché protestare contro il premier Meloni, eterodiretti dai propri riferimenti politici, è bello, ma farlo finanziati dalla Cgil è ancora meglio...