Fino a stamattina pensavo che il problema che l’Italia doveva risolvere con urgenza fosse quello dei maranza e affini dediti al saccheggio.
Mi sbagliavo. Col passare delle ore, e delle dichiarazioni sui fatti di Milano, mi sono reso conto che la vera emergenza è un’altra e riguarda la nostra classe dirigente. Vado con l’elenco: a Bologna un ricercatore universitario ha postato: «Poliziotti figli di puttana, se non volete prendere un estintore in testa cambiate mestiere»; sempre in ambito universitario il rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ha scritto: «La Meloni non può tuonare contro i teppisti perché ha le mani sporche di sangue»; Ilaria Salis non delude mai: «Gli arresti di Milano sono una vendetta dello Stato contro gli immigrati di seconda generazione, i reati sono ancora tutti da accertare»; il suo partito, Avs, ha trovato il colpevole nel governo: «Chi semina grandine raccoglie tempesta»; non poteva tacere l’attore Alessandro Gassmann: «Inevitabile che i più deboli diventino violenti»; formidabile poi un magistrato in servizio a Roma, Alessandro Di Cicco, sezione reati contro la libertà sessuale: «Giorgia Meloni è una nana borgatara» (riferito al super bonus negato ai magistrati, ma va bene uguale).
Ecco, quando un Paese ha una classe dirigente di questo livello - politici, magistrati, professori universitari e attori - e levatura bè, i maranza a essere onesti non possono peggiorare più di tanto la situazione.
Il fatto è che la violenza minorile l’abbiamo importata, la coglionaggine adulta l’avevamo già in casa. In entrambi i casi avevamo lanciato l’allarme in tempo ma non siamo stati ascoltati.




