Dopo Villa Priuli Custoda Lazarini - otto camere, sette bagni, quattro ampi saloni ed un giardino di 12.000 metri quadrati - il microbiologo Andrea Crisanti senatore Pd riesce in una seconda risurrezione. Meno costosa della villa da lui acquistata per oltre un milione di euro con accertati costi di manutenzione superiori a 100mila euroannui. Ma forse ancor più miracolosa. Crisanti torna alla sua vecchia passione: gli insetti. E ad uno in particolare si dedica: Rifondazione Comunista. Su ordine di Elly Schlein, Crisanti esce “tecnicamente” dal gruppo parlamentare dei senatori del Partito democratico per confluire nel gruppo misto. La casa di tutti quei senatori che non hanno casacca.
L’operazione ha uno scopo preciso. Crisanti comunicherà al Presidente La Russa di essere uscito formalmente dal Pd e di rappresentare da questo momento in poi Rifondazione Comunista. Simbolo che ha preso parte alle ultime elezioni del 2022 senza riuscire a portare in parlamento alcun deputato o senatore. Con questa operazione di ingegneria parlamentare, nuova legge elettorale alla mano, il partito guidato da Acerbo (Maurizio, non Giacomo, essendo quest’ultimo il promotore della legge elettorale che portò a vincere con pieni poteri Benito Mussolini) godrà di un beneficio nella raccolta delle firme per presentarsi alle elezioni. Non 450mila ma poco più di 100mila. E se si andasse ad elezioni anticipate ci sarebbe un’ulteriore riduzione del 50% nel numero delle firme da raccogliere. Il tutto sempre che la Corte Costituzionale non dichiari ammissibile questa parte della legge che oggettivamente crea uno sbarramento quasi insormontabile alla partecipazione nelle competizioni elettorali per quei partiti che non hanno rappresentanza in parlamento.
Giusto per darvi un’idea le 450mila firme di cui parlavamo prima sono più dei 250mila voti ottenuti da Noi Moderati alle ultime elezioni politiche. Con ogni probabilità la suprema corte abbasserà questa soglia. Ma nel dubbio Crisanti, su indicazione di Elly Schlein, mette Rifondazione Comunista nella comoda situazione di dover raccogliere molte meno firme dal dovuto. Non è la prima operazione di ingegneria parlamentare necessaria ai partiti minori per avere uno sconto sulle firme da raccogliere. Fratelli d’Italia ha addirittura prestato il suo plenipotenziario in Sicilia Luca Sbardella per costituire la componente parlamentare alla Camera del Partito di Cateno De Luca. A Montecitorio, rispetto a Palazzo Madama, è necessario avere almeno tre deputati nel Gruppo Misto anziché un membro come al Senato.
Riccardo Magi, Bruno Tabacci e Soumahoro hanno appena fatto la stessa operazione per consentire a +Europa di avere lo sconto sulla raccolta delle firme. Quindi ironizzare su queste manovre non ha senso. I tecnicismi delle leggi elettorali impongono queste operazioni di bassa cucina.
Così come neppure ridiamo del fatto che il proprietario di una villa rinascimentale dia la sua mano a Rifondazione Comunista. Il punto politico è che Elly Schlein ritiene necessario riesumare un partito che ha preso 25mila voti pari allo 0,1%. Una mossa decisamente disperata in termini di aritmetica elettorale. E che finisce, ma non ne avevamo dubbi, per colorare in maniera più ancora estremistica la coalizione del Campo Letargo. Il Partito democratico non ha cioè alcun pudore nel mettere in batteria la falce ed il martello. Ritiene presumibilmente che questo non faccia perdere un voto che uno al Nazzareno essendo il suo 20% un vero e proprio zoccolo duro non scalfibile. E probabilmente è così.
Sono decisamente lontani i tempi del partito a vocazione maggioritaria pensato da Valter Veltroni che non nominava mai il suo avversario alle elezioni del 2008 che videro Silvio Berlusconi trionfare. Perché come rivelato nell’imitazione di Corrado Guzzanti, il vero nemico veniva svelato solo dopo il voto. E questo era appunto Fausto Bertinotti che con la sua Rifondazione Comunista uscì malconcio da quella competizione.




